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L’ingegnera italiana che rimette in volo i Canadair per spegnere gli incendi che bruciano il mondo

16 dicembre 2025 di
L’ingegnera italiana che rimette in volo i Canadair per spegnere gli incendi che bruciano il mondo
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L’ingegnera italiana che rimette in volo i Canadair per spegnere gli incendi che bruciano il mondo

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Notizia relativa a Italia, pubblicata il 16/12/2025 13:00.

C’è un aereo al mondo che può fare una cosa meravigliosa: sfiorare la superficie di un lago e, in dodici secondi, caricare fino a settemila litri d’acqua per poi rovesciarli sulle fiamme . Si chiama Canadair ed è un pilastro dell’antincendio aereo. E dietro a questo velivolo e alla sua seconda vita, ci sono un’ingegnera italiana e una squadra di professionisti d’eccellenza.

Lei si chiama Silvia Bianchi , è la Direttrice dei Programmi Recurring e Refurbishing di De Havilland Aircraft of Canada Limited. Vive a Calgary, una città canadese dove si arriva anche a meno 35 gradi. Il suo lavoro? Riportare in servizio, modernizzati e potenziati, aerei che hanno volato per decenni.

«I waterbomber sono una meraviglia che ha rivoluzionato la lotta contro gli incendi boschivi. E stanno diventando sempre più importanti, salvando vite, comunità e territori n tutto il mondo».

Di San Sisto, vicino a Perugia , è la prima donna laureata di una famiglia allargata. Brillante a scuola, Silvia decide presto di iscriversi a ingegneria aerospaziale a Pisa. «Per la mia famiglia è stato una grande sorpresa, quasi uno shock» racconta sorridendo. A 24 anni, una tesi in Sudafrica, nella galleria del vento, le apre una carriera internazionale che la porterà poi in USA, Canada, Giappone e Germania.

Gli inizi sono a Maranello, alla Ferrari. «Mi hanno chiamato dopo aver assistito alla mia tesi di laurea. Un posto bellissimo, lavoravo sulla Ferrari Enzo, ma io sognavo le macchine che volano». Seguono Bombardier, uno dei grandi produttori aeronautici al mondo, e poi Mitsubishi in Giappone.

Nel corso degli anni lavora su progetti noti agli appassionati: il Diamond DA42, il Bombardier Global 7500, il Canadair Waterbomber, il Twin Otter «Un aereo così versatile da poter essere equipaggiato per atterrare con le ruote, gli sci o i galleggianti anfibi».

Bianchi ha seguito un percorso unico, in un settore dove le donne non sono ancora molte.

Rewind. Tutto parte da un aquilone “Do It Yourlsef”. Silvia ha cinque anni quando ne costruisce uno con uno strofinaccio della cucina, lo lega come una vela e corre giù per i terrazzamenti di olivi vicini a casa degli zii. L’aquilone si impiglia, lei cade, piange. Appena si rialza, guarda il padre e gli dice: «Facciamo un aereo». Al liceo viene selezionata per il progetto pilota che cercava di aprire il servizio militare alle donne. «Ho sempre avuto una voce dentro che invece di chiedermi “dove vai?”, diceva sempre “perché no?”»

Dopo il liceo arrivano l’università di Pisa, poi il Sudafrica. Tornata in Italia discute la tesi, entra in Ferrari, ma la voglia di volare la riporta all’estero, in una piccola azienda aeronautica sudafricana. «In famiglia nessuno capiva le mie scelte, pensavano fossi un po’ pazzerella. Non avevo soldi, vivevo di borse di studio ».

Quando quella azienda ridimensiona il personale, Silvia non si arrende e contatta un professore statunitense esperto di gallerie del vento . «Era quella la mia specialità». È lui a offrirle un posto alla University of Kansas per un Master in Aerospace Engineering. Silvia riceve un grant dalla NASA e parte.«Volevo fare aerei e ho seguito tutte le strade possibili».

Negli Stati Uniti viene poi segnalata a un’azienda canadese che progetta aerei Part 23: Silvia partecipa allo sviluppo del D-Jet, seguendone anche le prove di volo. Poi il progetto si interrompe, ma si aprono nuove porte: Bombardier l’assume e si trasferisce prima a Montréal e poi a Toronto. «Disegnavamo a Montreal e, finita la parte iniziale, facevamo le prove di volo a Toronto». È in quei anni che Silvia sviluppa un forte interesse per gli aspetti finanziari dell’aeronautica. Si candida e viene ammessa all’Executive MBA della Kellogg School of Management (Northwestern University), dividendo la sua vita tra Chicago, Montreal e Toronto .

Finito l’MBA, vola in Giappone : l a Mitsubishi Aircraft Corporation sta avviando la progettazione del primo aereo commerciale dal dopoguerra. «In pochissimo tempo divento direttore di ingegneria, poi di diversi integrated product team. È stata un’avventura strepitosa»

Ma arriva il febbraio del 2020, scoppia il Covid a Tokyo. «In Giappone era come vivere in una bolla: tutto si è fermato. E ho deciso di tornare in Europa e stare più vicina a casa. Sono arriva in Giappone nel pieno del lockdown. «Intanto quella vocina diceva: “perché no?”. Così f a domanda all’Advanced Management Program di Harvard Business School. «E qui anche la mia famiglia ha iniziato a pensare che stavo facendo davvero cose belle».

E oggi, dopo un giro del mondo durato quindici anni, Silvia è a Calgary, a rimettere in volo aerei, tra cui i Canadair. «Ridiamo la vita e modernizziamo questi aerei essenziali. In un’epoca segnata da incendi sempre più estremi, è una missione importante».

L’attività degli incendi estremi è più che raddoppiata in tutto il mondo. « Gli incendi sono sempre più frequenti, più intensi e più vasti. Le zone più colpite? Sono le foreste di conifere degli Stati Uniti occidentali e le foreste boreali del Nord America e della Russia. Le temperature notturne più alte permettono agli incendi di continuare anche di notte. Le condizioni favorevoli agli incendi stanno diventando più comuni e in questo scenario i Canadair diventano decisivi ».

Lei intanto vince premi. Nel 2025 ha ricevuto il premio “Elsie” della Northern Engineering Elsie” della Northern Lights Aero Foundation, dedicato a Elsie Gregory MacGill.

«È stata la prima donna laureata in ingegneria aeronautica in Nord America e una leggendaria progettista aeronautica, soprannominata “Regina degli Hurricanes” per il suo lavoro sui velivoli Hawker Hurricanes. È stato emozionante ricevere quel premio».

Oggi è presidente del board di Women in Aerospace Canada : «Le donne nel settore sono ancora poche e molta strada è ancora da fare. È direttrice del Board di Harvard Aerospace and Defense Alumni Organization e uno delle mentori per i programmi dell’UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Affairs), dedicati all’accesso delle donne allo spazio.

E quando gli chiedi cosa hai imparato in questo viaggio in giro per il mondo, lungo 25 anni, ti risponde: «La vita è un’avventura infinita. Impareggiabile. È uno scrigno colmo di potenziale e opportunità riservate a chi ha il coraggio di cogliere l'attimo. Questa avventura ha il potere di trasformare ogni fallimento in una lezione, un trampolino di lancio, illuminando il percorso verso possibilità sempre più entusiasmanti. Quando sono arrivata in Giappone me ne sono capitate di tutti i colori. La mia storia avrebbe potuto intitolarsi: “Mr. Bean in Giappone”. Ho sempre amato una frase di Amelia Earhart: “La cosa più difficile è la decisione di agire; il resto è solo tenacia” La passione per l ‘aerospazio mi ha aiutato a superare ostacoli impensabili. Non ho seguito una carriera lineare ma a zig-zag. Ho imparato a seguire i miei valori. A dire no. Anche quando tutto il resto del mondo pensa che devi dire sì. Ho viaggiato: è stata anche una scoperta di me stessa. Quando vivi altrove, scopri lati di te che non avresti mai trovato restando sempre nello stesso posto.

Tornerai in Italia? «Perché no? Se si presenta l’occasione giusta…».

Fonte principale: Repubblica Ita Local

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