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L’ambasciatore agli italiani che si trovano nel Paese: “Rimanete a casa”

3 gennaio 2026 di
L’ambasciatore agli italiani che si trovano nel Paese: “Rimanete a casa”
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L’ambasciatore agli italiani che si trovano nel Paese: “Rimanete a casa”

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Notizia relativa a Italia, pubblicata il 03/01/2026 13:00.

“Non uscite di casa ed evitate gli spostamenti”. A poche ore dai raid statunitensi su Caracas e le regioni di Aragua, Miranda e La Guaira, che hanno accompagnato la cattura del presidente Nicolas Maduro , l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito raccomanda estrema prudenza agli italiani che vivono in Venezuela. Sono circa 160mila quelli registrati presso i consolati della capitale e di Maracaibo, ma se si contano anche i venezuelani con doppia cittadinanza, la cifra sale a 1,5 milioni di persone. Prudenza si raccomanda soprattutto agli italiani che vivono a Caracas. La città è un formicaio di quasi dieci milioni di persone, estremamente urbanizzata, un attacco può facilmente colpire obiettivi anche civili.

Quando in Venezuela erano più o meno le due di notte, le 7 in Italia, spiega l’ambasciatore “ci sono stati sorvoli aerei e forti detonazioni. In questo momento però non si sentono bombardamenti o attacchi", ha spiegato l’ambasciatore. "Sappiamo che sono state colpite varie installazioni, anche abbastanza vicine all'ambasciata, in altre località sia portuali sia installazioni aeronautiche. La situazione resta molto incerta", ha spiegato, ribadendo l’invito a stare a casa.

Le prime immagini che arrivano da Caracas, con l’alba che spunta all’orizzonte, raccontano una città semideserta - anomalo per una metropoli che mai dorme – ma è molto probabile che la situazione cambi in fretta. Nel Paese dichiarato lo stato di emergenza e nazionale, nei barrios già è iniziata la mobilitazione ed è facile che nel giro di un paio di ore vengano organizzate ampie manifestazioni di piazza, soprattutto adesso che la vicepresidente Delcy Rodriguez ha confermato che si sono perse le tracce del presidente Nicolas Maduro e della moglie, chiedendo agli Stati Uniti prove che siano ancora vivi. Secondo il presidente Trump i due sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese.

Situazione simile era successa nel 2002, tra l’11 e il 14 aprile, con l’allora presidente Hugo Chavez catturato e portato fuori dal Paese e l’intero Venezuela sceso in piazza per giorni, mentre l’America Latina tutta o quasi si diceva pronta a sollevarsi. Ma Chavez, nei primi anni di mandato godeva di solidarietà e sostegno popolare che Maduro non ha mai eguagliato e la fase in Sud America era profondamente diversa. Questo non toglie che l’appello della vicepresidente Rodriguez alla mobilitazione totale, non induca milioni di venezuelani a scendere in piazza.

È preoccupazione anche per la Farnesina."Temiamo manifestazioni di piazza, quindi abbiamo dato indicazione di essere prudenti, pare che ci siano anche nelle carceri momenti di tensione”, ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani . “Noi seguiamo con grande attenzione tutto, soprattutto, ripeto, preoccupandoci delle condizioni dei nostri concittadini. Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Trentini , ma con lui ce ne sono un'altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo".

Fonte principale: Repubblica Ita Local

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