Don Ciotti: “Trentini è il figlio dell'Italia migliore, si faccia di tutto per riportarlo a casa”

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 31/12/2025 13:00.
“Quello di Alberto Trentini, non è stato un arresto, ma un rapimento. L’Italia deve sentirsi responsabile di riportarlo a casa”. Va al cooperante italiano da 411 giorni detenuto in Venezuela il pensiero dell’ultimo dell’anno di don Luigi Ciotti , presidente di Libera e del Gruppo Abele , che per lui lancia un appello. “L'Italia, che nelle occasioni pubbliche siede al fianco dei 'grandi' ha il dovere di tentare il tutto e per tutto per riportarlo a casa dai suoi genitori". E a tutti chiede: “ogni giorno mobilitiamoci, organizziamoci e restiamo tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana".
Quarantasei anni, veneziano d’origine, all’epoca dell’arresto cooperante dell’ong Humanity & Inclusion , "Alberto – ha detto don Ciotti - è figlio dell'Italia migliore, quella che studia, lavora e si mette al servizio, quella che porta in giro per il mondo i nostri valori costituzionali”. Da Catania, dove in mattinata ha partecipato alla marcia nazionale per la pace promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, il presidente di Libera ricorda che “quello di Alberto è nome non porta con sé nessuna colpa. È soltanto ostaggio di un gioco di interessi più grande di lui. È ostaggio di una situazione geopolitica sempre più spinosa”. E l’Italia, lascia intendere, forse non ha ancora fatto abbastanza.
“Altri ostaggi sono stati rilasciati, anche di Paesi apertamente ostili al governo venezuelano - ricorda È il momento di dimostrare che l'Italia ha una credibilità internazionale e sa farla valere". Mette il dito nella piaga della diplomazia nazionale e internazionale il presidente di Libera. " Da una parte c'è la facciata: le passerelle dei politici negli incontri internazionali, i sorrisi, le promesse e le strette di mano - osserva - dall'altro speriamo ci sia sostanza: un dialogo serrato che mobilita qualsiasi risorsa per la vita di Alberto Trentini".
Secondo don Ciotti, "nessuna opzione va trascurata. Nessun contatto perso. Nessuna risorsa materiale e immateriale risparmiata. Perché Alberto non ha risparmiato le sue energie e il suo coraggio e noi gli dobbiamo lo stesso sforzo generoso. Lottare per la libertà di Alberto Trentini, significa lottare perché chiunque possa essere libero, in Venezuela, in Italia e nel resto del mondo. Significa affermare che la libertà è un diritto universale che supera ogni interesse di parte".
Fonte principale: Repubblica Ita Local