Chico Forti può lavorare fuori dal carcere, farà volontariato

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 01/01/2026 18:43.
Dopo 27 anni di detenzione, tra Stati Uniti e Italia, Chico Forti potrà uscire dal carcere veronese di Montorio, dove sta scontando la condanna all'ergastolo. Forti, 66 anni, ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Venezia il permesso per lavorare fuori dal carcere, in base all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, per frequentare un corso di formazione professionale per pizzaioli, fare volontariato con anziani e insegnare windsurf ai disabili.
L'istanza dei suoi legali è stata accettata dopo che una precedente richiesta di liberazione condizionale era stata respinta tre mesi fa. Lo scorso settembre, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva rigettato la prima richiesta poiché riteneva non fossero emersi "sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari", sottolineando il "mancato risarcimento del danno, anche solo parziale". La richiesta di permessi di lavoro, presentata dalla direttrice della Casa circondariale di Verona, Maria Grazia Bregoli, invece è stata accolta, in base alle condizioni dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario che prevede il lavoro all'esterno dei detenuti, anche se ergastolani, purché abbiano scontato almeno 10 anni della pena. A giugno Forti aveva già ottenuto il permesso di frequentare le aule studio del carcere, e da febbraio poteva usufruire di permessi per visitare la madre 97enne a Trento, che era andato trovare già a maggio dello scorso anno, pochi giorni dopo il suo trasferimento in Italia, il 18 maggio 2024. Forti era arrivato all'aeroporto di Pratica di Mare, accolto dalla stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dopo un passaggio a Rebibbia, era stato trasferito nel carcere di Verona.
Forti, trentino, classe 1959, ex campione di windsurf, potrà così coltivare una delle sue passioni, insegnando questo sport ai disabili in un centro di Malcesine (Verona), sul lago di Garda. La vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto è lunga e complessa: dopo una grossa vincita al quiz Telemike, si era trasferito nel 1992 a Miami, in Florida, dove lavorava come produttore televisivo. Nel 1998 venne arrestato per l'omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con cui stava trattando l'acquisto di un hotel a Ibiza; il giovane era stato trovato morto su una spiaggia. Condannato nel 2000 all'ergastolo senza condizionale, si è sempre dichiarato innocente, ritenendosi vittima di un errore giudiziario. L'accoglienza della premier Meloni in Italia era stata accompagnata da polemiche politiche, così come l'intervista realizzata da Bruno Vespa pochi giorni dopo il trasferimento nel carcere di Verona. Poi a luglio dello scorso anno la Procura di Verona aveva aperto un fascicolo su Forti in seguito alle dichiarazioni di un detenuto, condannato per reati legati alla 'ndrangheta, che aveva riferito di avere sentito una conversazione tra un detenuto e Forti nella quale quest'ultimo avrebbe chiesto - in cambio di furti favori - di riferire alla criminalità calabrese di "mettere a tacere" Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria. Il procuratore Raffaele Tito aveva poi aperto un fascicolo "modello 45", senza indagati, né reati, delegando ai Carabinieri le indagini, concluse con una richiesta di archiviazione. La notizia era stata confermata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo ad un'interrogazione parlamentare del deputato di Avs, Devis Dori.
Fonte principale: AnsaCronaca