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Aggiornamento - Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni

11 dicembre 2025 di
Aggiornamento - Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni
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Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni

Aggiornamento delle ore 21:30.

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Notizia relativa a Italia, pubblicata il 11/12/2025 12:30.

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Per entrare negli Stati Uniti, anche i turisti italiani che viaggiano con l’Esta ( Electronic System for Travel Authorization , il “via libera elettronico” per entrare negli Usa senza visto) potrebbero presto dover dichiarare cinque anni di attività sui social media. La novità è contenuta in una proposta formale dello U.S. Customs and Border Protection (CBP), pubblicata il 10 dicembre nel Federal Register, che inserisce i “social media identifiers” tra i dati obbligatori per chi entra con il Visa Waiver Program (VWP) .

Il Dipartimento della Sicurezza Interna spiega che il rafforzamento del controllo preventivo dei profili online serve a dare attuazione a un ordine esecutivo firmato da Donald Trump a inizio secondo mandato , focalizzato sulla prevenzione di minacce terroristiche e di sicurezza pubblica . La proposta è oggi in fase di consultazione pubblica e non è ancora definitiva.

Il documento depositato al Federal Register dettaglia una serie di modifiche all’Electronic System for Travel Authorization, il sistema con cui si richiede l’autorizzazione elettronica al viaggio verso gli Stati Uniti dai Paesi del VWP. Oltre all’obbligo di indicare tutti gli username e gli identificativi utilizzati sui principali social negli ultimi cinque anni, il CBP vuole raccogliere anche numeri di telefono impiegati nello stesso arco temporale, indirizzi e-mail usati nell’ultimo decennio e indirizzi di residenza precedenti . La proposta elenca inoltre «campi dati ad alto valore» che includono indirizzi IP recenti, metadati delle foto inviate elettronicamente e un ampliamento della raccolta biometrica: volto, impronte digitali, Dna e scansione dell’iride, nella misura in cui l’infrastruttura tecnica lo consentirà. È previsto anche il passaggio a una procedura centrata su app mobile , che imporrà a tutti i richiedenti di scattarsi un selfie direttamente dall’applicazione ufficiale Esta .

Finora, per chi viaggiava con l’Esta la domanda sui social media era presente ma facoltativa : dal 2016 il modulo includeva un campo in cui indicare, se lo si desiderava, i propri account. Secondo la nuova proposta, i social diventano invece un «data element» obbligatorio: non si potrà più inviare la domanda lasciando vuota la sezione dedicata agli identificativi, se negli ultimi cinque anni si è usata una delle piattaforme elencate . Axios ricorda che il cambiamento è pensato per spostare lo scrutinio dei contenuti dal momento dell’arrivo in aeroporto al momento della richiesta di autorizzazione, consentendo al CBP di negare l’Esta prima della partenza a chi dovesse risultare problematico sulla base di quanto pubblicato online. Un approccio che anticipa il controllo che oggi, in molti casi, viene effettuato al confine, quando i funzionari possono già ispezionare dispositivi e profili pubblici .

Per chi richiede un visto, l’idea di consegnare allo Stato americano cinque anni di social non è nuova. Dal maggio 2019, i moduli DS-160 e DS-260 per i visti non-immigranti e immigranti includono una sezione obbligatoria in cui indicare tutti gli “identifiers” usati sulle piattaforme elencate negli ultimi cinque anni , fatta eccezione per alcune categorie diplomatiche e Nato. In una nota ufficiale di quell’anno, il Dipartimento di Stato precisò che i social vengono trattati come parte integrante della valutazione di ammissibilità , accanto a storia di lavoro, viaggi e famiglia, e che l’obiettivo è rafforzare lo screening per la sicurezza nazionale senza limitare i viaggi legittimi. Nel 2023 un giudice federale ha confermato la legittimità di questa regola nel caso Doc Society v. Blinken , respingendo le contestazioni di organizzazioni che denunciavano un effetto di autocensura sui partner stranieri che desiderano ottenere un visto per gli Stati Uniti.

La novità del 2025 è che la stessa logica viene estesa a chi, finora, poteva viaggiare con procedure più snelle e senza passare da un colloquio consolare. Axios, Bloomberg e altre testate sottolineano che il target sono i cittadini dei Paesi del Visa Waiver Program , cioè quei circa quaranta Stati le cui presenze in ingresso sono considerate a basso rischio e che possono entrare fino a 90 giorni per turismo o affari con una semplice autorizzazione elettronica. Tra questi ci sono Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e altri partner storici di Washington . Per tutti loro l’Esta diventa il momento centrale del controllo anche sui contenuti digitali, un filtro anticipato su opinioni, contatti e reti sociali che si aggiunge ai controlli già in vigore su passaporto, precedenti e motivazioni del viaggio.

La proposta del CBP rimanda esplicitamente a un ordine esecutivo firmato da Donald Trump lo scorso gennaio, intitolato “Protecting the United States From Foreign Terrorists and Other National Security and Public Safety Threats” . Il testo chiede al Department of Homeland Security di rafforzare al massimo grado possibile la «vetting» (il controllo approfondito) dei visitatori stranieri, anche attraverso l’uso di strumenti digitali e nuove categorie di dati. Già nel 2017, con l’ Executive Order 13780 , la Casa Bianca aveva chiesto alle agenzie competenti di introdurre standard di controllo uniformi e più stringenti, includendo domande mirate a scovare risposte fraudolente o intenzioni malevole. L’estensione dell’obbligo di dichiarare i social ai viaggiatori del VWP si colloca dunque in continuità con questa linea, ma ne amplia la portata, coinvolgendo anche persone che prima potevano contare su procedure più rapide e meno invasive.

Nel linguaggio delle autorità americane, non si chiede di consegnare le password o di autorizzare l’accesso diretto agli account, ma di dichiarare tutti gli “identifiers” usati nel periodo indicato : username, handle o altri nomi con cui ci si è presentati sulle piattaforme elencate. Secondo le FAQ del Dipartimento di Stato, i richiedenti visti devono indicare tutti gli identificativi usati nei cinque anni precedenti su ogni piattaforma presente nella lista; chi non ha mai usato social può selezionare “none” (nessuno), ma la mancata indicazione di account effettivamente utilizzati può essere considerata una dichiarazione falsa , con possibili conseguenze sul rilascio o sulla validità del visto. La stessa logica verrebbe trasferita all’Esta, spingendo i turisti a fornire un elenco completo dei propri profili, senza la possibilità di omettere identità alternative o pseudonimi che abbiano avuto attività pubblica.

L’Italia fa parte del Visa Waiver Program dal 1989, e i cittadini italiani che viaggiano per turismo o affari fino a 90 giorni utilizzano normalmente l’Esta invece di richiedere un visto B1/B2. Secondo le informazioni fornite da DHS e dall’Ambasciata Usa in Italia, per ottenere l’Esta servono oggi un passaporto idoneo, i dati anagrafici, alcune informazioni sul viaggio, risposte a domande di sicurezza e il pagamento di una tariffa di 40 dollari ; l’autorizzazione vale in genere due anni, salvo revoca. Se la proposta del CBP sarà approvata nella forma attuale, i cittadini italiani dovranno aggiungere a questo set di informazioni l’elenco dei loro account social degli ultimi cinque anni, oltre a numeri di telefono precedenti, indirizzi e-mail storici e dati aggiuntivi sui familiari. Per chi viaggia spesso negli Stati Uniti, soprattutto per motivi di lavoro o studio di breve durata, questo significherà compilare moduli più lunghi e aggiornare regolarmente un quadro digitale personale molto dettagliato .

Nel dossier allegato al Federal Register, il CBP stima un aumento del tempo necessario per completare l’Esta: uno studio citato da Business Travel News calcola che la compilazione potrebbe richiedere circa 22 minuti a domanda , considerando la raccolta retrospettiva di numeri di telefono, indirizzi e identità social. Le associazioni del settore turistico, come la U.S. Travel Association, hanno già segnalato negli ultimi anni un calo degli arrivi internazionali e attribuiscono parte della flessione all’inasprimento delle regole d’ingresso e all’allungamento delle procedure di visto e autorizzazione. Il nuovo pacchetto di requisiti per l’Esta si aggiungerebbe a questo contesto , in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando di prepararsi a grandi eventi internazionali – dai Mondiali di calcio alla celebrazione dei 250 anni dell’Indipendenza – che presuppongono un boom di visitatori dall’estero. Finora, tuttavia, il governo non ha pubblicato stime ufficiali sull’effetto che lo scrutinio dei social potrebbe avere sui volumi di viaggio .

Dal punto di vista delle organizzazioni per i diritti digitali, l’obbligo di consegnare cinque anni di storia social solleva questioni delicate di libertà di espressione e di associazione. L’Electronic Frontier Foundation (Eff), che dal 2019 contesta la raccolta sistematica degli identificativi social per i visti, sostiene che la consapevolezza di essere monitorati dal governo americano spinge molti potenziali visitatori ad autocensurarsi, limitando opinioni politiche, contatti e partecipazione a gruppi online . In un commento citato da Axios, l’Eff teme che l’estensione ai turisti comporti le stesse pressioni già viste per studenti e lavoratori, specie se dovesse diffondersi l’aspettativa informale di rendere pubblici profili che oggi sono privati. Anche la Foundation for Individual Rights and Expression avverte che subordinare una vacanza o un viaggio di lavoro alla consegna dell’intera storia social rischia di trasmettere l’idea di un impegno alla libertà di parola più formale che sostanziale . Tutte posizioni, queste, che oggi sono parte del dibattito aperto durante la consultazione pubblica sulla proposta del CBP.

Sul fronte giudiziario, la regola del 2019 sui visti è già stata oggetto di un contenzioso che ha permesso di chiarire alcuni punti chiave. Nel già citato caso Doc Society v. Blinken, un tribunale federale di Washington D.C. ha riconosciuto che i cittadini statunitensi hanno interesse a ricevere informazioni e a collaborare con partner stranieri, ma ha ritenuto che l’effetto di raffreddamento prodotto dal controllo dei social sui potenziali visitatori non fosse sufficiente per dichiarare incostituzionale la misura . Il giudice ha anche ribadito l’ampio margine di discrezionalità del governo in materia di immigrazione e sicurezza alle frontiere, limitando lo spazio di intervento dei tribunali. È plausibile che l’estensione ai viaggiatori del Visa Waiver Program venga a sua volta contestata , soprattutto in relazione al Primo Emendamento e al diritto alla privacy degli stranieri, ma per ora non ci sono decisioni specifiche su questo nuovo segmento di controlli.

Il rafforzamento dei controlli digitali in ingresso non è un fenomeno esclusivo degli Stati Uniti. Quest’anno il Regno Unito ha avviato il proprio sistema di Electronic Travel Authorisation (Eta) per i viaggiatori esenti da visto, mentre l’Unione europea si prepara a introdurre l’Etias , un’autorizzazione elettronica legata al passaporto per chi entra nell’area Schengen da Paesi terzi . Questi sistemi prevedono registrazione preventiva, il pagamento di una tariffa e controlli automatizzati sui dati inseriti prima della partenza, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza alle frontiere. La proposta americana sui social media va oltre il semplice pre-screening biografico o documentale, spostando l’attenzione sulla vita digitale dei viaggiatori e sugli indizi che i contenuti online possono offrire alle autorità. Nel confronto internazionale, quindi, la profondità della raccolta – cinque anni di social, dieci anni di e-mail, dati biometrici estesi – rende il progetto statunitense uno dei più ambiziosi nell’uso dei social media come strumento di controllo alle frontiere.

Dal punto di vista procedurale, il nuovo obbligo sui social per l’Esta è oggi una proposta sottoposta alle regole federali sul «notice and comment» . Il testo pubblicato al Federal Register prevede un periodo di 60 giorni durante il quale cittadini, associazioni, aziende e governi stranieri possono inviare osservazioni, suggerimenti o critiche formali al Dipartimento della Sicurezza Interna . Al termine della consultazione, il CBP potrà modificare alcune parti del progetto, confermarlo nella forma attuale o, in teoria, accantonarlo, anche se le dichiarazioni politiche della Casa Bianca lasciano intendere una forte volontà di procedere. Nel frattempo, le regole esistenti restano in vigore : i richiedenti visti devono già indicare i loro social, mentre per i turisti che viaggiano con l’Esta l’obbligo è destinato a scattare solo dopo la pubblicazione della versione definitiva della norma, con eventuali periodi di transizione tecnica per l’aggiornamento dei moduli online e dell’app mobile.

A oggi, chi programma un viaggio negli Stati Uniti dall’Italia deve fare i conti con due piani distinti: da un lato le regole già in vigore, cioè l’obbligo di indicare cinque anni di social se si richiede un visto presso il consolato; dall’altro una proposta di estendere lo stesso vincolo a chi usa l’Esta nell’ambito del Visa Waiver Program. In attesa che la norma venga eventualmente finalizzata, le indicazioni delle autorità e degli esperti di immigrazione convergono sulla necessità di compilare con attenzione e completezza i moduli, evitando omissioni e discrepanze tra le informazioni dichiarate e la propria traccia digitale pubblica . Per chi viaggia spesso negli Stati Uniti può essere prudente tenere traccia nel tempo dei propri account e dei cambi di username, così da poterli dichiarare senza incertezze quando il nuovo sistema entrerà in funzione.

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Fonte principale: IlSole24Ore

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