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Aggiornamento - Tumori, 390mila nuovi casi in Italia ma la mortalità cala del 9%. Dal Sud uno su sette va al Nord per operarsi

18 dicembre 2025 di
Aggiornamento - Tumori, 390mila nuovi casi in Italia ma la mortalità cala del 9%. Dal Sud uno su sette va al Nord per operarsi
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Tumori, in Italia la mortalità cala del 9%. Dal Sud uno su sette va al Nord per operarsi

Aggiornamento delle ore 10:30.

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Notizia relativa a Italia, pubblicata il 18/12/2025 13:00.

Il cancro continua a essere una delle principali cause di paura e sofferenza, ma oggi i numeri raccontano anche una storia di miglioramento reale. In Italia, negli ultimi dieci anni, la mortalità oncologica è diminuita del 9%, un risultato che colloca il nostro Paese in una posizione migliore rispetto alla media europea. Un dato che non cancella la gravità della malattia, ma che restituisce il senso di un progresso fatto di cure più efficaci, diagnosi più precoci e di un Servizio sanitario che, nonostante le difficoltà, continua a produrre risultati concreti.

C’è una buona notizia anche sul fronte del numero di diagnosi: i dati emersi ieri pomeriggio da parte della Commissione Europea confermano, per la prima volta in Europa, un calo dell’1,7% dei casi complessivi, e addirittura del 2,6% in Italia. Questa tendenza è dovuta, da un lato, alla diminuzione totale della popolazione, ma dall’altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi.

Tornando in Italia, è anche aumentato il numero di cittadini che aderiscono ai programmi di prevenzione secondaria, soprattutto al Sud dove i tassi di adesione sono addirittura triplicati negli ultimi cinque anni.

È questo il quadro che emerge dal volume I numeri del cancro in Italia 2025 , presentato oggi a Roma. La pubblicazione, giunta alla quindicesima edizione, è il documento ufficiale di riferimento sull’epidemiologia oncologica nel nostro Paese ed è realizzata grazie al lavoro congiunto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), di Airtum, della Fondazione Aiom, dell’Osservatorio Nazionale Screening, dei sistemi di sorveglianza Passi e Passi d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP).

Nel 2025, in Italia, sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore, un numero che mostra una sostanziale stabilità rispetto al 2024. Questa apparente immobilità, spiegano gli esperti, nasconde però un trend positivo, legato alla progressiva riduzione dei casi negli uomini. A fronte di diagnosi che non aumentano, il dato più significativo riguarda infatti la mortalità, che continua a diminuire in modo costante. Negli ultimi dieci anni, i decessi oncologici si sono ridotti complessivamente del 9%, con risultati ancora più marcati per alcune delle neoplasie più frequenti. Per il tumore del polmone il calo dei decessi ha raggiunto il 24%, mentre per il tumore del colon-retto la riduzione è stata del 13%. Si tratta di dati migliori rispetto alla media europea, che si riflettono anche nel confronto internazionale: nel 2022 in Italia sono state stimate 192.000 morti per cancro, con un tasso di 256 decessi ogni 100.000 abitanti, inferiore del 3,1% rispetto alla media dell’Unione Europea. In termini assoluti, questo significa circa 6.800 decessi in meno rispetto alla media dei Paesi UE27.

Il calo della mortalità è accompagnato da un miglioramento della sopravvivenza. In Italia, la probabilità di essere vivi a cinque anni dalla diagnosi è oggi più alta rispetto alla media europea per i tumori più diffusi. Per il tumore della mammella la sopravvivenza a cinque anni raggiunge l’86%, contro l’83% della media europea; per il colon-retto è pari al 64,2%, rispetto al 59,8% europeo; per il tumore del polmone arriva al 15,9%, leggermente superiore al 15% registrato a livello comunitario. Numeri che testimoniano l’effetto combinato del progresso terapeutico, dell’organizzazione dei percorsi di cura e di una maggiore attenzione alla diagnosi precoce.

Dietro i dati complessivi si nascondono, però, dinamiche diverse tra uomini e donne. “Nel 2025 non vi saranno sostanziali differenze quantitative rispetto a quanto documentato lo scorso anno - afferma Diego Serraino , consulente epidemiologo presso Alleanza Contro il Cancro - mentre nei prossimi anni il numero assoluto di nuove diagnosi in Italia potrebbe stabilizzarsi o iniziare a diminuire”. Un’ipotesi supportata non solo dalla costante decrescita demografica della popolazione italiana, ma anche dalla diminuzione dei casi negli uomini. Un esempio emblematico è rappresentato dal tumore del polmone. “Negli uomini, tra il 2003 e il 2017, le nuove diagnosi di questa neoplasia sono diminuite del 16,7%, mentre tra le donne sono aumentate dell’84,3%”, spiega Serraino. Un andamento che riflette i cambiamenti nei comportamenti, a partire dal fumo, e che richiama l’urgenza di politiche di prevenzione mirate anche alla popolazione femminile.

Un contributo decisivo al miglioramento degli esiti arriva dalla prevenzione secondaria. Tra il 2020 e il 2024 è aumentata in modo significativo l’adesione ai programmi di screening oncologico organizzati. In cinque anni, la copertura dello screening mammografico è passata dal 30% al 50%, quella del test del sangue occulto nelle feci, utilizzato per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto, dal 17% al 33%, mentre lo screening cervicale è cresciuto dal 23% al 51%. Particolarmente rilevante è il recupero registrato nel Meridione. In queste Regioni la copertura della mammografia è salita dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%. Nel 2024 sono state invitate oltre 16 milioni di persone e più di 6,4 milioni hanno effettuato i test di screening, un segnale di una partecipazione in crescita, sebbene ancora lontana dagli obiettivi ideali.

Nonostante i progressi, le disuguaglianze territoriali continuano a pesare. Nel 2024 la copertura dello screening mammografico ha raggiunto il 62% al Nord e il 51% al Centro, mentre al Sud si è fermata al 34%. Lo screening colorettale, con una copertura nazionale del 33%, non ha raggiunto il target accettabile del 50% in nessuna macro-area: il Nord si avvicina con il 46%, ma Centro e Sud restano distanti, rispettivamente al 32% e al 18%. Anche per la prevenzione del tumore della cervice uterina persistono forti differenze, con una copertura del 62% al Nord, del 51% al Centro e del 37% al Sud.

Le disuguaglianze emergono con forza anche guardando alla mobilità sanitaria per il trattamento del tumore della mammella. Nel 2023 in Italia sono stati effettuati 66.351 interventi chirurgici per carcinoma mammario. Di questi, 61.128 sono avvenuti nella Regione di residenza, mentre 5.223 sono stati eseguiti fuori Regione. A livello nazionale, la chirurgia in mobilità riguarda circa l’8% dei casi, ma la percentuale sale al 15% nel Sud, contro il 5% del Nord. “Fra il 2010 e il 2023, la quota di interventi in mobilità a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile”, osserva Massimo Di Maio , presidente Aiom. Tuttavia, “al Sud la mobilità passiva risulta tre volte più alta rispetto al Centro-Nord”. Regioni come Calabria, Basilicata e Molise presentano i livelli più elevati, con la Calabria che arriva quasi al 50% degli interventi eseguiti fuori Regione. Non a caso, si tratta delle stesse aree in cui le coperture di screening sono più basse.

Il miglioramento degli esiti di cura comporta anche un aumento del carico assistenziale. “Grazie al progresso terapeutico, che introduce in pratica clinica nuove indicazioni e nuove sequenze di trattamento, e al prolungamento del tempo di cura, il carico di lavoro per le strutture sanitarie cresce notevolmente, molto più di quanto aumentino la forza lavoro e gli ospedali”, prosegue Di Maio. “I campanelli d’allarme per il numero di medici e infermieri del Servizio Sanitario Nazionale suonano in continuazione”, aggiunge, ricordando che il servizio pubblico “rappresenta una ricchezza del Paese, che va difesa in ogni modo”.

Accanto alla prevenzione secondaria, resta centrale il tema degli stili di vita. In Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso, il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario. Il fumo è più diffuso tra gli uomini, con una prevalenza del 28% rispetto al 20% delle donne, ed è fortemente associato allo svantaggio sociale, coinvolgendo il 36% delle persone con difficoltà economiche. “L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia”, spiega Rossana Berardi , presidente eletto Aiom. Il fenomeno mostra un gradiente geografico ancora sfavorevole al Sud, dove in Regioni come Campania, Puglia e Molise la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. A questo si associa spesso la mancanza di attività fisica, anche se negli ultimi anni si osserva un segnale incoraggiante: dopo oltre dieci anni di aumento, la sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, diminuendo di cinque punti percentuali in quattro anni, dal 32% al 27% nel 2024. “Una riduzione dell’obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie”, sottolinea Berardi.

Nella prefazione del volume, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci richiama l’attenzione sulle disuguaglianze ancora presenti. “Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti”, scrive. “Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 punta a rispondere a queste criticità attraverso l’integrazione dei percorsi assistenziali, il potenziamento della prevenzione e lo sviluppo della ricerca. Sono state stanziate risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon-retto e per garantire fondi alla Rete italiana per lo screening del tumore del polmone, con l’obiettivo di inserirlo quanto prima nei programmi gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell’ovaio”.

Accanto ai progressi, restano nodi critici. “La tossicità finanziaria, cioè l’impatto economico del cancro, continua a colpire in Italia”, sottolinea Francesco Perrone , presidente della Fondazione Aiom. È forte anche il bisogno di cure palliative da associare alle terapie antineoplastiche, per evitare che il fine vita si traduca in un momento di abbandono. Perrone richiama anche il dibattito sulla morte medicalmente assistita, sottolineando come la società scientifica abbia più volte evidenziato la necessità che il disegno di legge in materia non escluda il Servizio Sanitario Nazionale, “il solo in grado di garantire tutti i percorsi integrati, incluse le cure palliative simultanee”. L’auspicio è che il legislatore “rispetti la dignità e i diritti dei pazienti oncologici, in maniera equa, e non demandi ad altri decisioni che vanno condivise in un contesto di alleanza terapeutica”.

I numeri raccontano un’Italia che, sul fronte oncologico, sta andando nella direzione giusta: meno morti, più sopravvivenza, maggiore adesione alla prevenzione. Ma raccontano anche un Paese ancora attraversato da profonde disuguaglianze territoriali e sociali. È sulla prevenzione, primaria e secondaria, che si gioca la sfida dei prossimi anni: ridurre il numero di persone che si ammalano, diagnosticare prima quando la probabilità di guarire è più alta e alleggerire il carico sul Servizio sanitario nazionale. Una strada lunga, ma ormai tracciata.

Fonte principale: Repubblica Ita Local

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