Produzione industriale italiana in calo a ottobre: auto, chimica e moda in flessione, cresce la metallurgia
Aggiornamento delle ore 12:15.

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 22/12/2025 13:00.
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Con la produzione industriale di ottobre a cedere un punto rispetto al mese precedente, lo 0,3% in termini tendenziali. Non un crollo, certamente, e tuttavia la conferma di un quadro che resta fragile, in cui la metà dei comparti produttivi è in terreno negativo.
A pesare sulla media sono in particolare il calo della chimica e del tessile-abbigliamento, mentre continua il “rosso” dei mezzi di trasporto trainati al ribasso dagli autoveicoli, giù di quasi 12 punti. Metallurgia e gomma-plastica crescono, così come i macchinari, in lieve progresso. Per l’area dei beni strumentali, a fronte di un export a fasi alterne, una parziale spinta alla produzione è quella fornita da Transizione 5.0, con le commesse acquisite nei mesi scorsi che progressivamente si trasferiscono nei reparti di assemblaggio. Comparto che ora è in attesa di capire tempi e metodi delle nuove misure di incentivazione, annunciate dal Governo come già operative da gennaio, con l’ipotesi concreta che diversamente dal passato si tratti di regole valide su base pluriennale, permettendo così alle aziende di poter pianificare gli interventi.
Per l’industria si tratta ad ogni modo di un anno complesso, con un bilancio della produzione che nei primi dieci mesi dell’anno migliora solo leggermente a -0,6, mentre nel terzo trimestre Istat ha registrato un contributo negativo (-0,3%) in termini di valore aggiunto.
Debolezza che si traduce più in generale in una prospettiva di crescita del Pil limitata, appena lo 0,5%, in discesa di due decimali rispetto al già non esaltante 2024. L’utilizzo della capacità produttiva, poco oltre il 75%, si mantiene sui minimi degli ultimi 4 anni e l’ostacolo principale a produrre continua ad essere la scarsità della domanda, risposta selezionata da un’impresa su quattro.
Il quadro resta comunque in bilico, come testimoniato del resto anche dai dati in apparenza più brillanti, come quelli dell’export. Se è vero che nell’anno dei dazi di Trump il bilancio dei primi nove mesi per il made in Italy è ampiamente positivo (+3,7%), sono soprattutto i farmaci a spiegare il risultato, protagonisti di una spinta del 35% che produce incassi per 52 miliardi, oltre 13 in più rispetto all’anno precedente. Se si escludono alimentari e metalli, quasi tutti gli altri comparti sono invece in rosso, arretramenti limitati e tutto sommato ragionevoli in questo contesto. E tuttavia pur sempre di segni meno stiamo parlando.
Tra le note positive in ambito internazionale vi è comunque la tenuta della Germania, nostro primo mercato di sbocco, protagonista di acquisti in crescita in quasi tutti i settori: se lo scorso anno Berlino aveva “sottratto” quattro miliardi di acquisti, ora in nove mesi si osserva il recupero di 1,5 miliardi. Anche i dati di ottobre della produzione industriale di Berlino, in progresso mensile dell’1,8% (+0,8%) su base annua, oltre le attese degli analisti, sembrano segnalare qualche segnale di risveglio, in particolare per edilizia e meccanica. Sull’auto il quadro resta incerto, con una produzione domestica (rilevante per la nostra componentistica) che in 11 mesi resta ancorata quasi esattamente sui volumi dello scorso anno a 3,9 milioni di unità (+1%).Scenario non dissimile è quello prospettato dall’associazione dei costruttori tedeschi per il 2026, con una produzione interna in calo di un punto a 4,2 milioni di vetture, anche se aggiungendo le produzioni estere di brand tedeschi si arriva a 9,1 milioni (+1%).
Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot
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Fonte principale: IlSole24OreLocal