Poca neve, ghiacciai in “ritirata” e incidenti da valanga nelle Alpi italiane
Aggiornamento delle ore 23:46.

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 10/12/2025 13:00.
Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com
Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com
Meno neve e ghiacciai in costante tendenza al ritiro. Per le Alpi italiane l’inverno 2024-2025 non è stato generoso. Non solo è stato povero di neve, ma durante lo stesso periodo, si sono registrati numero incidenti da valanga. A confermarlo è il quadro che emerge dall’ultimo bilancio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (l’organismo cui fanno parte sia l’Ispra sia le Arpa delle diverse Regioni), impegnato in attività di monitoraggio e ricerca per studiare le dinamiche climatiche e comprendere meglio i fenomeni che influenzano le nostre montagne.
«In Piemonte il deficit nivometrico - scrive Snpa - ha raggiunto il 20–40%, collocandosi tra i meno nevosi degli ultimi 60 anni, soprattutto alle basse quote e nei settori meridionali».
Il numero di giorni con neve al suolo rispecchia questa tendenza, con una notevole carenza soprattutto sui settori meridionali, tra il -20 e il -50%: soprattutto ad inizio anno la copertura nevosa è stata breve e soggetta a fusione completa a causa di temperature miti ed eventi di pioggia su neve.
Anche in Valle d’Aosta le precipitazioni nevose sono risultate inferiori rispetto all’anno precedente, «con forti differenze tra settori orientali e occidentali». Dopo la stagione nevosa del 20223-2024, in cui si sono registrate nevicate, in media, più abbondanti, il 2024-2025 «ha registrato un calo delle precipitazioni, con una diminuzione compresa tra il 20% e il 40% su base regionale». Il deficit non è stato uniforme: i settori orientali sono risultati i più penalizzati, mentre nelle zone occidentali e nord-occidentali le nevicate sono state relativamente abbondanti, pur rimanendo comunque inferiori ai valori dell’anno precedente. Le nevicate primaverili del 2025 hanno compensato solo in parte la carenza di neve accumulata durante l’inverno. Non solo, «sui ghiacciai del Timorion e del Rutor l’accumulo nevoso stagionale è risultato leggermente superiore alla media degli ultimi vent’anni, ma comunque inferiore ai valori eccezionali osservati nel 2023-2024, quando il Timorion aveva raggiunto il massimo della serie storica dal 2000 e il Rutor il secondo valore più elevato degli ultimi vent’anni».
In Lombardia il rapporto registra un avvio tardivo e innevamento ridotto «sia in termini di accumulo nivale sia per quanto riguarda il volume di acqua di fusione a lento rilascio del periodo tardo-primaverile ed estivo». «I mesi centrali dell’inverno, dicembre e parte di gennaio - prosegue ancora il bilancio - sono stati caratterizzati da condizioni più miti e da un innalzamento della quota neve che hanno limitato la persistenza del manto nevoso, soprattutto sotto i 1800–2000 metri». E, nonostante i nuovi apporti nevosi della primavera, «il volume di neve fresca cumulata è al di sotto delle medie storiche».
C’è poi il Veneto dove «analizzando tutto l’inverno, è mancata la neve a novembre e ad aprile e la stagione si è conclusa con un bilancio di precipitazione nevosa negativo, con le conseguenti ripercussioni sugli spessori della neve al suolo e sulla risorsa idrica nivale».
In questo scenario si regista poi la «costante tendenza al ritiro dei ghiacciai». In Piemonte, i dati negativi «confermano il trend in atto di deglacializzazione delle Alpi, con particolare effetto per i ghiacciai (o le parti di questi) poste sotto i 3100-3200 m di quota». «La contrazione complessiva della superficie glaciale piemontese - prosegue ancora il bilancio - è stata pari a 15,3 ettari dal precedente rilievo avvenuto tra il 2022 e il 2024». Bilancio negativo anche in Valle d’Aosta nonostante gli apporti nevosi primaverili «abbiano in parte attenuato la fusione estiva».
Trend negativo anche in Lombardia con il 2025 che ha registrato «valori di riduzione della massa glaciale simili al 2024, anche se lontano dai valori estremi del 2022, anno peggiore della serie».
«Nel settore Retico sono state misurate riduzioni di spessore medie intorno ai 2 metri a 3000 metri di quota - continua Snpa -, con variazioni frontali negative che evidenziano la tendenza in atto, con conseguente contrazione e arretramento delle lingue glaciali, ormai sempre più assottigliate e arroccate». Riduzione anche per i piccoli ghiacciai del Veneto «pur rimanendo coperti di neve fino alle metà di luglio 2025». «I processi di fusione sono stati ampi e mitigati in parte da periodi con temperature fredde - conclude -. L’estensione dei 6 ghiacciai guida (Antelao, Popera, Cristallo, Marmolada, Fradusta, Sorapis ) ricadenti nel bacino Piave, è inferiore a 1.81 km2 che rappresenta il 55% in meno rispetto alla superficie del 1980 pari a 4.11 km2. Anche il permafrost dolomitico ha subito un degrado importante con una riduzione significativa nei siti campione».
Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.
Fonte principale: IlSole24OreLocal