Italiani disillusi d’Europa, smettono di credere nel futuro e nella genitorialità
Aggiornamento delle ore 14:30.
Notizia relativa a Italia, pubblicata il 08/12/2025 13:00.
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La parola l’hanno inventata loro: denatalità deriva dal francese dénatalité . Eppure la Francia , a differenza dell’ Italia , continua a mantenere salda la sua fiducia nel futuro, che manifesta attraverso la scelta più emblematica, quella della genitorialità . A mettere insieme l’orientamento degli europei – o meglio di italiani, francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli – rispetto al bisogno/desiderio di avere dei figli è un sondaggio che l’istituto demoscopico Noto Sondaggi ha realizzato per Il Sole 24 Ore del Lunedì, fra giovani di età compresa tra 18 e 35 anni . La comparazione mostra orientamenti diversi, tuttavia un dato è netto: a essere a corto di fiducia e a non intravedere più una prospettiva di crescita siamo soprattutto noi italiani.
La questione non è nuova in assoluto, basti ricordare quanto scriveva Massimo Livi Bacci in un saggio ( «Il futuro degli italiani. Declino o transizione demografica?») del 2021: «La denatalità è un fenomeno che colpisce l’Italia da decenni e rappresenta una delle principali sfide per il futuro del Paese. La mancanza di figli non è solo un problema economico, ma anche un problema di identità e di futuro». Ciò che però rende oggi la situazione italiana più preoccupante è che a fronte di un’ansia comune , per lo più quella economica, i giovani italiani a differenza degli altri europei non vedono soluzione e tanto basta a farli arretrare rispetto alla possibilità di avere figli. Ciò accade a differenza di inglesi, spagnoli e, in particolare, dei francesi, che sono sì preoccupati, ma non al punto da non vedere una soluzione. D’altra parte, il tasso di natalità nel 2024 è inclemente: 1,18 figli per donna in Italia (con 229.731 nati da gennaio ad agosto 2025, -5,4% rispetto ai primi otto mesi 2024), 1,62 per la Francia, 1,1 per la Spagna, 1,35 per la Germania, e 1,41 per la Gran Bretagna.
Così, alla domanda sull’intenzione di avere o non avere dei figli, il 20% degli intervistati italiani risponde che non ne avrà mai, mentre questo rifiuto netto scende all’8% nel caso degli inglesi, al 4% per gli spagnoli, al 10% per francesi e tedeschi. E se il 42% dei giovani italiani è incerto su questa prospettiva, gli incerti scivolano al 18% degli inglesi, al 28% degli spagnoli, al 26% dei tedeschi, al 21% dei francesi. Tra quanti rinunciano alla genitorialità, è soprattutto l’insicurezza economica a pesare nella scelta di non avere figli (il 41% di italiani, francesi e tedeschi, il 57% degli spagnoli e il 45% degli inglesi).
Se si scava tra le ragioni che vengono considerate un ostacolo alla genitorialità, emerge subito una spaccatura fra i giovani italiani e tutti gli altri.
Il 78% degli italiani ritiene che tra i fattori che influiscono sulla decisione di non avere figli (o di non averne altri) ci sia il costo complessivo per crescerli. Gli intervistati francesi, tedeschi e spagnoli rispondono allo stesso modo nel 58% dei casi, pochi di più (il 62%) gli inglesi.
L’insicurezza del lavoro o il rischio di perderlo pesano per il 71% degli italiani, per il 56% dei francesi, per il 55% dei tedeschi, per il 50% degli spagnoli, per il 59% degli inglesi. Fra le altre ragioni che influiscono sulla decisione, per i giovani italiani ci sono la scarsa disponibilità di asili nido e di servizi per l’infanzia (57%), congedi parentali brevi o mal distribuiti tra i genitori (62%), difficoltà a conciliare lavoro e famiglia (77%).
In linea con quest’ultima risposta, il 77% dei giovani italiani ritiene che la decisione di avere figli sia condizionata dall’avere un supporto all’interno della famiglia. Percentuale che scende al 30% per i giovani inglesi e al 39% per i francesi. Segno che la famiglia è ritenuta un elemento chiave, mancando altri supporti.
Tutti elementi che portano a una dimensione che non è più individuale ma pubblica , cioè politica. Qui la spaccatura con gli altri Paesi europei è ancora più forte: il 58% degli italiani giudica non adeguate le politiche per la famiglia e la natalità del proprio Paese, contro il 41% dei tedeschi, il 26% dei francesi, il 24% degli spagnoli, il 20% degli inglesi.
Per il 79% degli italiani il contesto lavorativo non facilita la possibilità di costruire un progetto genitoriale. La stessa cosa vale per il 67% dei tedeschi, il 56% degli spagnoli, il 45% dei francesi, il 44% degli inglesi. In linea con questa risposta, il 66% degli italiani crede che le istituzioni e i contesti lavorativi non riconoscano concretamente la genitorialità (contro il 45% dei tedeschi, il 37% dei francesi, il 36% degli inglesi, il 27% degli spagnoli). Va anche peggio quando lo sguardo si allarga alla percezione sociale : per il 72% degli intervistati italiani la società non valorizza adeguatamente la genitorialità rispetto alla realizzazione personale e professionale (percezione che invece in Germania scende al 47%, al 46% in Spagna, al 43% in Francia, al 41% in Gran Bretagna).
Le differenze si assottigliano quando si attribuisce alla riduzione delle nascite una motivazione di tipo economico : in testa gli spagnoli (61%), seguono gli italiani (57%), gli inglesi (51%), i tedeschi (46%) e infine i francesi (43%). Di conseguenza, italiani e spagnoli (47% e 48%) sono allineati anche nella pars construens , cioè nell’indicare una maggiore sicurezza e stabilità lavorativa fra le condizioni che aumenterebbero la propensione ad avere figli (seguono i francesi, al 34%, con tedeschi e inglesi entrambi al 31%).
Gli incentivi economici hanno un peso per il 44% degli italiani, il 42% degli spagnoli, il 41% degli inglesi, il 37% dei tedeschi, il 34% dei francesi. E ancora funzionerebbero congedi parentali più lunghi e retribuiti, un supporto per l’abitare e agevolazioni per affitto o mutuo , la presenza di asili nido pubblici e accessibili.
Argomenti: Cultura, letteratura, social media editor
Premi: Marco Formenton, Indicam, Città di Como
Argomenti: Lavoro, Terzo settore, Welfare, Politiche sociali
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Fonte principale: IlSole24OreLocal