Gioco d’azzardo illegale, scoperto un giro d’affari da 25 milioni di euro in tutta Italia
Aggiornamento delle ore 18:15.
Notizia relativa a Italia, pubblicata il 04/12/2025 13:00.
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Esercizio abusivo del gioco online e della raccolta di scommesse ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, ma anche riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Sono i reati contestati a Domenico Chiavazzo, Paolo Memoli e Giovanni Petruzzellis, ritenuti - nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno - gli organizzatori di un’associazione per delinquere sul gioco d’azzardo online.
Per i primi due soggetti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Salerno hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere. Per Petruzzellis, invece, il gip del tribunale di Salerno ha ordinato gli arresti domiciliari.
Il provvedimento, inoltre, dispone nei confronti di Chiavazzo e di altri 14 indagati il sequestro delle società «riconducibili al capo-promotore, di autovetture di lusso, di vari immobili - di cui 17 tra fabbricati aziendali, locali commerciali, appartamenti di pregio e tre terreni - e di un milione e mezzo di euro».
Per il gioco illegale online, «è stata ritenuta la sussistenza di indizi in ordine all’aggravante di cui all’art. 416 bis. 1c.p. per avere agevolato il clan dei Casalesi» di Caserta, in particolare, la «fazione Schiavone».
Secondo gli inquirenti, tutto girava intorno a dei totem , cioè le macchinette per il gioco d’azzardo che si trovano soprattutto nei bar, che creavano un sistema illegale, parallelo a quello dei dispositivi forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Sarebbero stati forniti a «innumerevoli esercenti di attività commerciali su tutto il territorio nazionale».
Qui sarebbe emerso il ruolo di Petruzzellis, cioè il «tecnico» dell’organizzazione, capace di creare il «sofisticato sistema di gaming online denominato “Lireservice”».
In questo modo, venivano sorpassati tutti i «paletti»: nessun limite alle scommesse e nessuna tassa pagata allo Stato. Il procuratore vicario di Salerno, Rocco Alfano, ha parlato di un’evasione da 3,2 milioni di euro. Va considerato, tuttavia, che il calcolo delle tasse non versate è proporzionato a un giro d’affari - da 25 milioni di euro - che, in regola, difficilmente sarebbe stato raggiunto a causa dei limiti alle puntate.
I computer, secondo l’indagine, erano «collegati in rete ad una piattaforma madre gestita dagli indagati». I totem, invece, «in grado di far confluire ingenti somme di denaro all’organizzazione aggirando i controlli e in violazione dei limiti di legge relativi alle puntate e alle vincite».
Contestualmente, «l’organizzazione si è dotata di un complesso sistema di società utilizzate come strumento per riciclare e reimpiegare ingenti dotazioni finanziare anche nel settore immobiliare e che si è avvalso di società cartiere e prestanomi».
Fonte principale: IlSole24OreLocal