Debito pubblico, ipotesi 2026 con spread record in area 50. Gli investitori guardano a Italia e Spagna
Aggiornamento delle ore 23:16.

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 03/01/2026 13:00.
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Avanti tutta sulle emissioni retail, scadenze medie in allungamento con l’ipotesi di riaprire il capitolo dei “matusalem bond” a 50 anni, e occhio alle opportunità anche sulle emissioni in valuta estera come il dollaro, per rispondere all’interesse degli investitori globali sul debito italiano. Sono le tre colonne principali della strategia del debito per l’Italia in un 2026 che si apre all’insegna di una rivincita dei Paesi considerati “periferia” dell’area euro, come Italia e Spagna rispetto alla Germania: favoriti la prima da un bilancio più prudente che la farebbe uscire dalla procedura d’infrazione Ue, la seconda dalla crescita economica più forte fra le economie avanzate che il Fmi prevede al 2,9% per il 2025.
Fino ad arrivare a uno spread sul bund ai minimi di 16 anni rispettivamente in area 70 e 50 punti base e con la prospettiva di scendere ancora: alcuni economisti ipotizzano per il 2026 50-60 punti base per l’Italia e 30-40 per la Spagna, grazie alla risalita dei rendimenti tedeschi in area 3%, ai massimi dal 2011, a causa dell’indebitamento di Berlino per far fronte a investimenti in difesa e infrastrutture.
Intanto l’Italia ha visto migliorare nel complesso il fabbisogno dello Stato nel 2025 a 125,5 miliardi rispetto alle ultime previsioni del Dpef (127,2 miliardi) con un avanzo a dicembre salito a oltre 11,7 miliardi dai 7,8 dello stesso mese 2024. Due le incognite: la crescita che in Italia è attesa al lumicino anche nel 2026, e l’andamento dei mercati globali. Con le Borse a rischio di una pesante correzione negli Usa. E con la Fed che, dopo aver riaperto sottotraccia al ’quantitative easing’, arriva al rinnovo della presidenza sotto forti pressioni politiche.
Le Linee guida sul debito pubblico nel 2026 indicano che le emissioni lorde di titoli di Stato a medio-lungo termine l’anno prossimo saranno in un intervallo tra 350 e 365 miliardi di euro contro i 380 miliardi del 2025. E prevedono “il proseguimento dell’offerta dedicata agli investitori retail” volta a differenziare la base degli investitori facendo leva sulle famiglie, la cui quota di debito pubblico in due anni è raddoppiata al 15%.
Potrebbe riaffacciarsi il Btp Valore, con cui, attraverso due emissioni nel corso del 2025, a febbraio e ottobre, il Mef aveva collocato circa 31,5 miliardi. E il Tesoro “potrebbe valutare” anche il ritorno del Btp Italia nel 2026 - un titolo maggiormente legato all’inflazione - visto che arriverà a scadenza un titolo per circa 6,45 miliardi. Il documento di fine anno traccia anche un quadro delle scadenze dove il Tesoro intende puntare maggiormente nel calibrare l’offerta di debito. Si legge che “il segmento decennale continuerà a mantenere il suo ruolo di punto di riferimento per l’intera curva dei rendimenti nominali italiana, anche in ottica dell’allungamento della vita media del debito”.
Oltre ai Btp Green e a quelli indicizzati all’inflazione, poi, a via XX settembre si guarderà alle emissioni sui mercati internazionali tramite i programmi Global Bond - disertato nell’anno passato a causa di un euro forte che ha allontanato molti investitori - e Euro Medium Term Note. L’appetito degli investitori internazionali per i Btp è tornato, con una quota dell’estero sul totale che a ottobre sfiorava il 34% secondo Bankitalia. «Uno spread Btp-Bund intorno ai 70 bps è poco giustificato dai fondamentali - crescita potenziale debole, margini fiscali limitati, rischio geopolitico non trascurabile - e difficilmente può comprimersi molto di più sulla base del merito creditizio», dice il portfolio manager di AcomeA Daniele Bivona. «Tuttavia, sono i flussi a dominare la price action: il riequilibrio in atto nei portafogli dei grossi investitori istituzionali e la supply possono spingere il differenziale anche verso area 50 nel 2026».
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Fonte principale: IlSole24OreLocal