Clima, entro il 2100 crescita di eventi estremi e temperature. Calo di precipitazioni
Aggiornamento delle ore 23:30.

Notizia relativa a Italia, pubblicata il 26/12/2025 18:45.
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L’orizzonte non è proprio roseo: perché entro la fine del secolo l’Italia e il bacino del Mediterraneo aumenteranno le temperature e diminuiranno le precipitazioni. Inoltre è previsto un aumento della frequenza degli eventi estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi. È quanto emerge da uno studio dell’Enea.
«Abbiamo utilizzato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 chilometri ), che come una lente di ingrandimento - spiega Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Modelli e servizi climatici dell’Enea e coordinatrice dello studio -ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali».
Il gruppo di lavoro dei ricercatori ha effettuato simulazioni sia per il clima passato, il periodo dal 1980 al 2014, «utili a quantificare le variazioni già in atto», sia per il clima futuro, ossia dal 2015 al 2100, «utilizzando tre scenari socioeconomici e climatici di riferimento». «Gli scenari spaziano da quelli in cui vengono attuate politiche di sostenibilità ambientale a quelli in cui le politiche di decarbonizzazione non sono centrali nei modelli di sviluppo - argomentano dall’Enea -. Sulla base di queste proiezioni, sono stati stimati gli effetti del cambiamento climatico sulla temperatura superficiale e sulle precipitazioni in Italia».
Risultato? Secondo lo studio, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive con punte fino a + 4,5 gradi centigradi e fino a +3,5 gradi centigradi in autunno nello scenario a più elevato impatto. «Si tratta di un riscaldamento significativo che - proseguono all’Enea -, in queste zone, non è riprodotto dai modelli globali a bassa risoluzione».
C’è poi il fronte precipitazioni dove il clima «tenderà a diventare generalmente più secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate». Tuttavia, «nei due scenari più critici, ci si attende un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi soprattutto sull’Italia settentrionale e, in particolare, nelle zone alpine e subalpine».
Alla fine del secolo, nel periodo tra il 2071 e il 2100 in «in inverno si potrebbe verificare un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione; mentre nell’Italia meridionale l’intensità diminuirà, con un calo particolarmente marcato sui rilievi principali della Sicilia». In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio italiano, con incrementi più marcati nelle aree in cui gli impatti climatici previsti risultano già più intensi come il Nord Italia.
«Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione - conclude la coordinatrice dello studio -. Questo rappresenta un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea che richiede analisi ad alta risoluzione».
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Fonte principale: IlSole24Ore