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A Berlino Zelensky a Witkoff: sì a congelamento linea del fronte e rinuncia alla Nato

14 dicembre 2025 di
A Berlino Zelensky a Witkoff: sì a congelamento linea del fronte e rinuncia alla Nato
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A Berlino Zelensky a Witkoff: sì a congelamento linea del fronte e rinuncia alla Nato

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Notizia relativa a Italia, pubblicata il 14/12/2025 18:57.

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All’hotel Adlon di Berlino, luogo iconico della diplomazia internazionale del XX s4nedìecolo, Volodymyr Zelensky ha tentato di avvicinare gli Stati Uniti alle posizioni ucraine, per ottenere una pace onorevole e non una resa a Mosca. “Congelare la linea del fronte” , è la prima proposta formulata nell’incontro con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, rispetto alla pretesa russa di annettere tutto il Donbass.

Kiev si è detta poi disposta ad un compromesso sulla Nato : la rinuncia alla piena adesione in cambio di garanzie di sicurezza da parte degli americani.

Accanto al leader ucraino, per un saluto iniziale, c’era il padrone di casa Friedrich Merz , in rappresentanza di un’Europa che domani metterà in campo tutto il suo peso schierando un gruppo di leader, inclusa Giorgia Meloni, attorno ad un tavolo.

Lunedì Zelensky è volato in Germania consapevole della fase critica del negoziato, con Trump sempre più spazientito dal protrarsi della guerra e disposto ad assecondare la gran parte della richieste russe.

Per questo il presidente ucraino ha assicurato di essere “pronto al dialogo”, ma senza voler cedere su tutta la linea .

Rispetto al nodo dei territori , Zelensky ritiene che un’opzione di cessate il fuoco equa e realistica potrebbe essere il principio del “restiamo dove siamo” , cioè le parti mantengono le loro posizioni attuali e tutte le questioni verranno risolte per via diplomatica.

“Se le truppe ucraine si ritirano di 5-10 chilometri, perché le truppe russe non dovrebbero ritirarsi della stessa distanza nei territori occupati?”, è l’obiezione posta agli americani rispetto alla loro idea di creare una sorta di zona cuscinetto demilitarizzata.

Congelare la linea del fronte permetterebbe a Kiev di concentrarsi sull’altro capitolo centrale dei negoziato.

L’obiettivo è ottenere “garanzie di sicurezza bilaterali tra l’Ucraina e gli Stati Uniti, vale a dire garanzie sul modello dell’Articolo 5, così come di garanzie di sicurezza per noi da parte dei nostri partner europei e di altri Paesi come il Canada, il Giappone e altri”, ha dichiarato Zelensky, che in cambio rinuncerebbe all’adesione all’Alleanza atlantica, neutralizzando così il veto russo. Da quanto è emerso finora sui media, la Casa Bianca sarebbe disposta ad avallare l’opzione articolo 5 facendola approvare dal Congresso per renderla giuridicamente vincolante.

Dopo il faccia a faccia con gli ucraini, per gli americani era previsto un secondo incontro con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Germania, Francia e Regno Unito . “Americani, europei e ucraini chiedono soltanto la pace, mentre la Russia prosegue la sua guerra di aggressione”, ha denunciato Emmanuel Macron dopo una telefonata con Zelensky.

“Ci attendono domande difficili ma siamo determinati ad andare avanti” perché “gli interessi ucraini sono anche interessi europei”, gli ha fatto eco Merz, che domani riunirà in presenza un gruppo di capi di Stato e di governo europei (Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Finlandia) ed i vertici Nato e Ue. In base ai programmi che filtrano dal Berlino l’appuntamento sarà a cena, ma non è chiaro se vi parteciperanno anche gli inviati di Trump. Nella capitale tedesca, secondo la Bild, i russi sono “indirettamente presenti” perché Yuri Ushakov è in contatto con Witkoff. Ma il capo negoziatore di Vladimir Putin ha mostrato scarso interesse per l’attivismo ucraino ed europeo nei confronti degli americani: “Penso che il loro contributo difficilmente sarà costruttivo”, ha rilevato il consigliere presidenziale del Cremlino, avvertendo: “Se ci saranno emendamenti rilevanti” alla prima bozza americana “avremo forti obiezioni, poiché abbiamo espresso molto chiaramente la nostra posizione”. Ushakov ha poi liquidato l’apertura di Zelensky a nuove elezioni come uno stratagemma “per ottenere un cessate il fuoco temporaneo per un certo periodo e riprendere i combattimenti in seguito”.

Se tutti gli occhi sono puntati su Berlino, dove questa domenica gli ucraini capitanati da Volodymyr Zelensky e gli americani, con Steve Witkoff, stanno alacremente negoziando sulla pace, è certamente anche merito di Friedrich Merz. E al di là degli esiti ancora tutti da verificare di questa difficilissima trattativa, con la quale si vorrebbe strappare una tregua prima di Natale, c’è chi già glielo riconosce apertamente: dopo la transizione di Olaf Scholz, che aveva reso la Germania troppo timida, il cancelliere della Cdu è riuscito a riportare la Repubblica federale in una posizione eminente in Europa, e a conquistare un certo rispetto da parte di Donald Trump. Con lui fa infatti da “pontiere”, modulando il passo fra aperture e cautela. Berlino è oggi “la capitale della diplomazia europea”, ha commentato l’ambasciatore ucraino Oleksii Makeiev alla Welt. E per il premier olandese Dick Schoof, atteso lunedì in cancelleria insieme a Giorgia Meloni e ad un lungo elenco di leader europei, il vertice di domani “è un’iniziativa eccellente”, con la quale si dimostra che “non si può parlare di Kiev senza Kiev”, ha detto alla Sueddeutsche Zeitung. “Poker selvaggio nel centro di Berlino”, ha scritto intanto la Bild. “Merz riuscirà nella breccia”?, si chiede. In una città blindata, il clima è comunque tesissimo: i tedeschi sono molto cauti e ammettono di non poter comunque dettare l’agenda. Non è neppure ancora chiaro se l’inviato americano incontrerà gli europei mentre Zelensky ha già un bilaterale annunciata con il Kanzler domani pomeriggio. Berlino ha comunque scippato le luci della ribalta a Parigi, dove i colloqui previsti questo weekend sono stati cancellati. Con il presidente repubblicano Merz ha un rapporto pragmatico: “I decenni di pax americana per noi sono finiti”, ha detto a Monaco. “La nostalgia non è di alcun aiuto. Gli Usa seguono i loro interessi, e noi dobbiamo pensare ai nostri”. Con il suo sforzo sul riarmo definito due giorni fa “esemplare” dal segretario generale della Nato Mark Rutte, Merz fa ogni sforzo per trattenere gli americani nell’Alleanza e per assicurare all’Europa lo scudo degli States, promettendo in cambio un forte quanto inedito impegno finanziario tedesco per la difesa. “Gli Usa hanno bisogno di partner”, ripete spesso, e il cancelliere non smette di sperare che partner possano continuare ad essere l’Europa e la Germania.

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Fonte principale: IlSole24Ore

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