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Valentino e la ferrovia Bari-Lecce: le trame della storia nel 2026, un numero felice

2 gennaio 2026 di
Valentino e la ferrovia Bari-Lecce: le trame della storia nel 2026, un numero felice
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Valentino e la ferrovia Bari-Lecce: le trame della storia nel 2026, un numero felice

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 02/01/2026 13:00.

La nostra mente gioca con i numeri interi quando vuole dialogare con il tempo. Contiamo per rilassarci: le pecorelle per dormire, i respiri nell’ansia, lo scorrimento di grani per preghiere o mantra, gli otto tempi della danza.

Per iniziare il 2026 con leggerezza, partiamo da un ballerino che nell’agosto del 1926 fu celebrato in un grandioso e doppio funerale prima a New York e poi ad Hollywood. Cento anni fa a soli 31 anni usciva di scena Rodolfo Valentino , il grande divo del cinema muto, nato a Castellaneta, con il cognome Guglielmi. Una vita di viaggi necessari: da Taranto a Perugia, da Genova a Parigi dove iniziò a danzare, fino ad emigrare dalla Puglia al sogno americano. Il tango e il suo sguardo romantico e magnetico bastarono a consacrarlo attore e sostituire le parole assenti dalle pellicole.

Oggi il cinema senza voce ci appare impensabile: il tempo contato in anni ci gioca questo scherzo di incredulità. Ad esempio, nel 2026 celebreremo anche i 160 anni della linea ferroviaria Bari–Lecce: prima, a cavallo, occorrevano almeno due giorni di viaggio. Per fortuna esattamente 90 anni fa le carrozze furono affiancate dalla Fiat 500 Topolino. Ancora numeri: la cilindrata divenne nome, e quell’auto entrò in ogni genere cinematografico dei decenni successivi.

Dalla commedia anni ’70-’80 emerge Lino Banfi , che proprio nel 2026 si prepara a festeggiare i suoi novant’anni. Opposto al silenzio del Valentino, Banfi è riconoscibile dalla voce, dalla cadenza pugliese, dalla scelta dialettale che crea familiarità e rimanda alla saggezza popolare. Nei suoi film non manca mai il cibo pugliese. Il cinema soddisfa così tutti i sensi.

Per chi vuole una Puglia che esalti anche l’olfatto e il tatto basterà rivedere il Pinocchio di Matteo Garrone , che ci ha fatto toccare le grotte polignanesi e mettere il naso, è il caso di dirlo, nelle radure e nei querceti della Murgia. D’altra parte, il 2026 è l’anno del bicentenario della nascita di Carlo Collodi , lo scrittore che ha costruito un mondo a misura di burattino per farci poi scoprire quanto siamo bugiardi se non manteniamo le promesse verso il mondo.

È un anno ricco di anniversari ambientali: il quarantennale di Chernobyl, la nevicata del 1956 che isolò tanti paesi e rese bianchissimi i trulli, l’alluvione di Firenze del 1966, e per Bari il nubifragio del 1926 che causò 19 morti. Numeri che conosciamo attraverso targhe tra le vie, studi idrogeologici e dati sempre più precisi, ma che non devono far calare l’attenzione sul cambiamento climatico. Anche nel nuovo anno, infatti, si prevede emergenza idrica, con alcune piogge improvvise e violente.

Eppure, il 2026, dicono i numerologi, è un “anno universale uno”, inizio di un ciclo. Vediamo cosa vuol dire questa combinazione di parole: prendete il vostro anno di nascita e sommate tra loro le quattro cifre che lo compongono; avrete un numero compreso tra 2 e 28, sommate ancora le cifre fra loro, fino ad arrivare ad un valore tra 1 e 9. Per 2026 nella prima somma abbiamo 10 e nella seconda somma abbiamo 1. Per un matematico il gioco si chiude qui, per chi vuole attribuire semantica ai numeri, se il valore trovato nell’ultimo passaggio è vicino ad 1 indica rinascita, se è vicino a 9 indica conclusione di un ciclo.

In cosa vorremmo rinascere? L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha proclamato questo 2026 Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, potremmo allora desiderare di ripartire dalla terra pugliese invece che dal turismo senza freni; potremmo giocarci tutto il desiderio di rinnovo su quelle creature che ancora oggi, come ieri Valentino, dopo esser nati al Sud vanno via per lavoro o per studio; potremmo chiedere che dopo venti anni l’Italia rivinca il mondiale oppure optare per qualcosa di più prezioso di ogni coppa: l’acqua appunto.

Oltre che preziosa, per san Francesco era umile e casta. Anche il patrono d’Italia sarà protagonista del 2026 per gli ottocento anni dal suo Dies Natalis, come la Chiesa chiama la morte dei santi. San Francesco fu in Puglia: lo si può immaginare a Monte Sant’Angelo, Bari, Otranto, Santa Maria del Casale a Brindisi, ad Oria e in altri paesi ricchi di fede e leggende francescane.

Giocando con numeri e tempo potremmo dire che alla sua morte, san Francesco aveva 44 anni, un numero che per gli appassionati di aritmetica appartiene, come il 2026, ai numeri “felici” definiti con lo stesso gioco precedente a somma 1 ma con cifre elevate al quadrato. Questa forzata coincidenza ci fa desiderare un po’ di felicità da cercare magari ripercorrendo l’itinerario pugliese di Francesco che ha visitato la Puglia viaggiando verso i luoghi delle crociate per quelli che oggi chiameremmo incontri di pace. Pace in ogni luogo è purtroppo l’unico anniversario che ancora non riusciamo a celebrare. E se stavolta fosse diverso? Buon anno.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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