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Un giardino d’artista allo Spazio Murat a Bari: è il ritorno in Puglia di Michele Guido

29 novembre 2025 di
Un giardino d’artista allo Spazio Murat a Bari: è il ritorno in Puglia di Michele Guido
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Un giardino d’artista allo Spazio Murat a Bari: è il ritorno in Puglia di Michele Guido

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 29/11/2025 13:00.

Foglie essiccate, sezioni di fusti, vinacce compresse, pale di fichi d’india svuotate dall’acqua, fibre che resistono o si sgretolano. Sono reperti dell’archivio vegetale che Michele Guido , affermato artista salentino trasferito a Milano, conserva da oltre dieci anni nella sua tenuta ad Aradeo: materiali raccolti per studio personale, mai destinati all’esposizione, presentati per la prima volta nella personale In-sectum. raccolte residui sedimenti , visitabile fino al 3 dicembre da Spazio Murat a Bari (info 080.205.58.56).

La mostra è l’esito del workshop curatoriale Paesaggi Espansi , promosso dal Dipartimento di Ricerca e innovazione umanistica dell’Università di Bari con il sostegno di Fondazione Changes, curato da Maria Giovanna Mancini e Gianpaolo Cacciottolo . Il programma, che nelle settimane precedenti ha ospitato gli interventi di Lucrezia Cippitelli e Viktor Misiano , si è articolato attraverso momenti teorici e pratiche di ricerca condivisa con i dodici partecipanti (Oronzo Blonda, Annalisa Ciliberti, Luigi Di Bitonto, Giacoma Di Vieste, Ilenia Mariarosaria Esposito, Giovanna Fiore, Federica Giangaspero, Sara Lauriola, Sara Maffia, Gaia Martinelli, Diego Osimo, Rossana Pagliaro).

Il titolo della mostra, In-sectum, nasce proprio dal confronto con loro e contiene un duplice significato. Da un lato rimanda alla sezione, gesto fondamentale della pratica di Guido, che attraversa le piante per osservarne la struttura interna. Dall’altro evoca l’insetto, agente esterno che incide, perfora, lascia fori e macchie: una traccia biologica che cambia la forma e diventa parte dell’opera. In linea con il concept del workshop, l’ampio ambiente di Spazio Murat è organizzato come un laboratorio aperto.

Il materiale organico, di forte impatto visivo, è disposto a terra, su lunghi tavoli e su strutture leggere, come in un percorso che restituisce il paesaggio non come immagine ma come processo. Al centro emergono i due lavori storici dell’artista, giunti da Milano: gli unici “di repertorio” all’interno di una mostra che per il resto presenta esclusivamente elementi inediti. Il primo appartiene al ciclo Lotus Garden Project #05 – Raphael Urbinas 1504_2011 , in cui Guido mette in relazione la geometria della foglia di loto con quella delle architetture rinascimentali.

Il modello esposto ricostruisce in legno la pianta ottagonale e il nucleo centrale di un tempietto derivato dagli studi sullo Sposalizio della Vergine di Raffaello e sulle forme della città ideale. La struttura cilindrica trasparente al centro ne evidenzia proporzioni e ritmo, mentre il basamento radiale traduce in diagramma l’ordine che informa il progetto. Una micro-architettura in cui natura e costruzione si sovrappongono. Il secondo è la grande kenzia del Filandia Garden Project (2011), una pianta tropicale attraversata da sottilissimi fili di seta che ne prolungano la crescita come un pantografo botanico.

La pianta diventa uno strumento di misurazione organica: la linea della foglia viene proiettata nello spazio, trasformata in diagramma vivente. Intorno ad essa, sul pavimento, piccoli calchi in gesso ottenuti da sezioni di ninfea amazzonica compongono un disegno fragile, quasi una mappa di frammenti che registra la relazione tra organismo e struttura.

Se nei due lavori storici il paesaggio appare come progetto, modellazione e analisi, l’archivio di Aradeo mostra invece il lato più empirico e materiale della ricerca di Guido: un insieme non classificato di reperti botanici, lontano da ogni tassonomia, che resiste come antiarchivio e come esercizio di osservazione. Lo spazio espositivo diventa così una grande sezione: un organismo stratificato in cui passato e presente, opera e studio, residuo e forma convivono. Nel lavoro di Michele Guido, infatti, il paesaggio è sempre un dispositivo complesso: una geometria culturale, una memoria agricola e una struttura vivente che attraversa storia, architettura e biologia.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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