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Mario Aprile: «Investimenti, AI, formazione: la Puglia intercetti il cambiamento. Ex Ilva e auto settori chiave»

14 dicembre 2025 di
Mario Aprile: «Investimenti, AI, formazione: la Puglia intercetti il cambiamento. Ex Ilva e auto settori chiave»
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Mario Aprile: «Investimenti, AI, formazione: la Puglia intercetti il cambiamento. Ex Ilva e auto settori chiave»

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 15/12/2025 13:00.

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Il presidente di Confindustria Bari-Bat: «Molti settori vivono una stagione estremamente positiva. Siamo di fronte a un momento epocale»

«La Puglia dell’economia è alle prese con un cambiamento epocale: deve saper collocarsi in un mondo che cambia radicalmente usando la leva dell’ intelligenza artificiale, dell’attrazione degli investimenti, della formazione e del raccordo con il sapere . Ma non solo: fino a qualche anno fa la geopolitica era materia per specialisti in export, ma ora anche nei piccoli paesi dell’entroterra si capisce che la riuscita dei modelli di business può dipendere da ciò che succede a molti chilometri di distanza. Ecco che le imprese sono chiamate a compiere un ulteriore salto di qualità. Da Bari a Lecce, da Foggia a Brindisi, da Taranto e alla Bat la priorità è dare attuazione al cambiamento».

Mario Aprile , 39 anni, è presidente di Confindustria Bari-Bat. È stato nominato a giugno scorso e in pochi mesi ha visto passare il numero degli iscritti da 710 a oltre 800 (con la promessa «di superare presto la soglia delle mille aziende»). È nell’associazione degli industriali dall’età di 18 anni e ha un’idea chiara della funzione di Confindustria: «Deve fornire servizi e creare una comunità che aiuti gli iscritti a superare le grandi sfide della competitività».

Presidente Aprile, la Puglia è una regione che si è imposta all’attenzione del mercato internazionale. Qual è la situazione? «Molti settori vivono una stagione estremamente positiva. Penso all’agroalimentare, che sembra aver reagito all’imposizione dei dazi Usa, all’informatica, all’Ict (e nuove tecnologie), al turismo e ai servizi. Ora bisogna stabilizzare i modelli di business sapendo che lavoriamo in un contesto complicato».

A cosa si riferisce? «Fino a qualche anno fa le pianificazioni erano a medio-lungo periodo, ma ciò che è successo negli ultimi mesi (dalla pandemia alle guerre internazionali) impone, anche alle realtà più piccole, di valutare le ripercussioni geopolitiche. Quindi non si può più ragionare in termini di singola azienda, ma di reti».

A proposito di settori, non tutto va per il verso giusto. Basi pensare a siderurgia e meccatronica. «Qui la via del futuro, come la transizione green, non è mai stata imboccata. La tenuta dell’ex Ilva è una priorità per il Paese, senza acciaio non c’è competitività. Stesso discorso per l’automotive: a Bari il passaggio all’elettrico sta determinando lo smantellamento della filiera tradizionale».

Cosa fare? «Senza manifatturiero non ci può essere benessere, l’industria crea ricchezza diffusa: va attuata la riconversione guardando all’aerospazio, alla difesa e all’energia green. Quest’ultima ha una doppia valenza».

Ovvero. «Il presidente nazionale di Confindustria, Emanuele Orsini, ha più volte chiarito che un imprenditore italiano paga in media 116 euro a megawatt ora contro gli 87 euro della Germania, i 65 euro della Spagna e i 61 euro della Francia. Qui in Puglia, regione che dà tanto alle rinnovabili, va attuato un sistema di concessione di nuovi impianti green a patto di creare riserve di energia a basso prezzo. Ci sono già ipotesi di lavoro su 70 euro a megawatt ora. È questo un recupero importante di competitività».

Pagare meno l’energia è fondamentale, ma il problema della riconversione resta. «E quindi la priorità è attrarre nuovi capitali. A partire dalle grandi aziende a partecipazione statale come Leonardo e Fincantieri che devono avviare insediamenti utili all’occupazione e all’indotto. Va costituita subito un’agenzia regionale per l’attrazione degli investimenti».

A proposito di Regione. Il Consiglio non si è insediato, né c’è stata la proclamazione degli eletti. È un problema? «Sì. Occorre subito attivare i tavoli per affrontare le aree di crisi e la valorizzazione di ciò che funziona. Mi auguro che si arrivi al più presto alla nomina della giunta e all’indicazione dei manager chiamati a far funzionare gli uffici. I prossimi mesi saranno vitali Perché è evidente la nostra capacità economica supportata da capitale umano, Its e Università di qualità. Eppure, tutto questo non genera uno sviluppo all’altezza delle nostre ambizioni. Potremmo volare, e invece spesso siamo fermi sulla pista».

Va sciolto anche il nodo del capitale umano. «Stiamo lavorando per realizzare un progetto innovativo ispirato alle migliori esperienze europee come quelle di Londra, Barcellona, Lisbona, Helsinki e Vienna e dedicato al mondo della formazione. È l’Hub dei talenti. Con Università e Politecnico di Bari gli ultimi sei mesi di studio saranno condotti nelle aziende in modo da avere poi competenze subito spendibili. le assunzioni saranno più efficaci».

Infine, che percezione ha del futuro? «Sono ottimista. Se sapremo coinvolgere donne e giovani nel rilancio occupazionale avremo risolto anche il problema del calo della natalità e dei consumi da risollevare. Ora non resta che rimboccarsi le maniche».

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Fonte principale: CorriereBariLocal

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