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Kekko Damiani morì in incidente sul lungomare di Bari, l’amico alla guida patteggia 2 anni e mezzo

10 dicembre 2025 di
Kekko Damiani morì in incidente sul lungomare di Bari, l’amico alla guida patteggia 2 anni e mezzo
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Kekko Damiani morì in incidente sul lungomare di Bari, l’amico alla guida patteggia 2 anni e mezzo

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 10/12/2025 13:00.

È finita con il patteggiamento della pena di due anni e mezzo la vicenda giudiziaria nata dall’incidente che nella notte del 20 ottobre 2024 è costata la vita al barbiere 19enne Francesco Damiani , detto Kekko. L’amico 19enne che era alla guida della Mini One su cui viaggiavano in cinque, Francesco Nitti , ha ottenuto dal giudice il via libera al patteggiamento richiesto .

Favorevole il parere della Procura, con la pm Silvia Curione che al ragazzo aveva contestato le accuse di omicidio e lesioni stradali aggravati dalla elevata velocità. Le indagini avevano infatti dimostrato che l’automobile procedeva sul lungomare Di Cagno Abbrescia in direzione centro città, a 93 chilometri orari a fronte del limite di 50. A causa dell’alta velocità il 19enne avrebbe perso il controllo del mezzo, che prima ha iniziato a sbandare, poi ha urtato contro il marciapiede destro, quindi ha sbattuto contro la ringhiera sradicandola, infine si è ribaltato sugli scogli .

Kekko Damiani (che era seduto sul sedile posteriore, a sinistra) è morto sul colpo, gli amici sono rimasti feriti , il conducente è finito in Rianimazione. Gli esami di laboratorio sull’eventuale abuso di alcol e droga hanno dato esito negativo, ma le verifiche tecniche sul mezzo e sui segni lasciati sull’asfalto hanno consentito di attribuire alla velocità e alle manovre pericolose la causa della perdita di controllo del mezzo da parte del ragazzo, all’epoca 18enne e neopatentato.

Nel fascicolo sono finiti anche i racconti dei feriti, testimoni oculari e protagonisti dell’incidente. Oltre alla consulenza tecnica sulla dinamica, la Procura ne aveva disposta un’altra su due telefoni sottoposti a sequestro, per ricostruire se i dispositivi erano in quel momento attivi, impegnati in telefonate o dirette su qualche social. Tale ipotesi è stata esclusa ma si è scoperto che uno dei diciottenni in auto aveva mandato un messaggio a un amico, nel quale diceva che il conducente stava “andando come un matto”.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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