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Fruttivendolo a 12 anni per mantenere la famiglia, così una scuola di Bari lo ha aiutato a studiare

28 novembre 2025 di
Fruttivendolo a 12 anni  per mantenere la famiglia, così una scuola di Bari lo ha aiutato a studiare
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Fruttivendolo a 12 anni per mantenere la famiglia, così una scuola di Bari lo ha aiutato a studiare

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 28/11/2025 13:00.

Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché profumano di umanità. A Bari l’istituto comprensivo Eleonora Duse è un luogo dove la scuola incontra la vita vera, fatta di mani che lavorano, di famiglie che resistono, di bambini che imparano troppo presto cosa significa crescere. È in questa scuola che nasce la storia di Michele (nome di fantasia) e di sua nonna. Una storia di frutta, verdura e senso del dovere che ci ricorda che la speranza, a volte, ha il volto semplice di un ragazzo con lo zaino in spalla e le mani profumate di basilico.

Michele ha dodici anni. Ogni mattina, alle 8, sistema cassette di frutta e verdura nella frutteria della nonna. Indossa un grembiule troppo grande per lui, ma le sue mani sanno già distinguere la frutta matura da quella acerba. Non è un apprendista qualunque: è uno studente di seconda media che da tempo frequenta la scuola a intermittenza. Le sue assenze non passano inosservate. La professoressa di italiano prova più volte a contattare la famiglia, ma senza risposta. Finché, preoccupata da quel silenzio ostinato, decide di parlarne con il dirigente Gerardo Marchitelli , che una mattina si presenta di persona alla frutteria. Non per rimproverare, ma per capire. Michele è lì, intento a sistemare la merce con cura, mentre la nonna serve i clienti con un sorriso stanco ma gentile. Il dirigente osserva in silenzio per qualche minuto, poi parla con la nonna.

Nel retrobottega si consuma un dialogo intenso e sincero in cui la nonna confessa che i genitori di Michele sono entrambi malati: il padre è allettato da mesi, la madre soffre di problemi cardiaci. E così il ragazzo dà una mano perché con la frutteria mantiene la famiglia. «È un bambino d’oro», dice la nonna, «ma non chiediamo aiuto. Ci vergogniamo». Il dirigente capisce che il problema non è di disciplina, ma di dignità. Propone così un accordo: Luca tornerà a scuola con un orario flessibile, sarà seguito da un tutor e nei giorni di mercato potrà aiutare la nonna. Parteciperà anche a un laboratorio di educazione civica e imprenditorialità per valorizzare la sua esperienza.

La settimana successiva torna in classe. Lo accolgono commossi i compagni e i professori. Da allora tra le cassette di frutta c’è sempre anche il suo zaino. Passano i mesi e Michele cresce, fra scuola e bottega, fino agli esami di terza media, dove tra i commissari c’è anche il dirigente: non per dovere, ma per affetto. Il ragazzo presenta un elaborato sull’economia locale, ispirato alla frutteria.

Racconta come lavoro, solidarietà e responsabilità possano diventare motori di riscatto sociale. Parla con voce sicura, con l’orgoglio di chi ha capito che la scuola non è soltanto un luogo dove si studia, ma anche dove si viene compresi. Quando termina, la commissione sorride: sa che quel ragazzo ha trovato la sua strada. La scuola guarda oltre regole e voti, quando è davvero comunità. Michele oggi continua a studiare.

Ogni mattina passa in frutteria ad aiutare e poi corre in classe. A volte l’aiuto scorre attraverso l’ascolto sincero: è lì che la scuola si fa umana, generativa, capace di intrecciare la conoscenza con la vita. Questa storia ci ricorda che educare è prendersi cura, con rispetto e fiducia, di chi cerca il proprio posto nel mondo.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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