Fabio Cardinale, il primario che lascia il Pediatrico: «Farò l'associato a Sassari, a Bari non mi era permesso. Altri medici via come me»

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 31/12/2025 13:00.
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Dopo 15 anni alla guida del reparto di Pediatria del Giovanni XXIII, il professore si trasferisce in Sardegna: «In altre realtà quando i medici tagliano certi traguardi diventano organici alla struttura universitaria. In Puglia no»
Acrimonia non ce n’è. Almeno non se ne coglie traccia, neppure a cercarla con ostinazione nella partitura di un eloquio sciolto, senza increspature, e però percettibilmente disilluso.
Professor Fabio Cardinale, ad aprile lascerà Bari per l’Università di Sassari: è dispiaciuto per quello che poteva essere e non è stato? «Vado a Sassari dove sono vincitore di concorso per professore associato della cattedra di Pediatria. Sarà una bella sfida, un percorso affascinante che hanno già fatto e stanno ancora facendo tanti validissimi colleghi».
Un’opportunità che a Bari non le era stata data malgrado quindici anni alla guida della Pediatria del Giovanni XXIII, che pure è centro di riferimento regionale per numerose patologie dell’infanzia?
«Ahimè sì. Io sono sempre stato bene qui e ci sto ancora bene. Tenga presente che il concorso si è tenuto nell’aprile scorso ed ora sarà necessario espletare una serie di procedure. Dovrò dare il preavviso, posto che probabilmente la mia attività in Sardegna dovrebbe cominciare ad aprile 2026».
Però, come dice lei, è già in atto un esodo dal Giovanni XXIII. Si è parlato anche delle polemiche sullo scorporo della struttura con passaggio all’Asl .
«Io sono ancora un dipendente del Giovanni XXIII e devo diligentemente osservare i miei doveri. Vero è che andrò via, come altri prima di me e probabilmente come faranno altri ancora dopo di me, ma devo rispettare i miei doveri fino alla fine, ovviamente, anche sotto l’aspetto deontologico e comportamentale».
Non è più un luogo comune che baronie, familismo, contaminazione politica della sanità sino un oggettivo ostacolo per la valorizzazione del merito, non crede?
«In altre realtà del Nord Italia, quando i medici raggiungono certi traguardi diventano organici alla struttura universitaria come professori associati. Qui no. So di certo che, per cultura, i sardi accolgono tutti con la massima apertura, pertanto mi aspetto di fare una esperienza senz’altro molto positiva, malgrado i disagi legati a situazioni contingenti che, per forza di cose, mi terranno lontano dai famigliari. Loro tengono molto a che i professionisti si fidelizzino e che l’università non diventi un luogo di transito, ma una stabile realtà dove costruire qualcosa di davvero importante. Attendo la chiamata dal dipartimento di pertinenza, ma sono stato contattato dagli uffici del rettorato. Una sola preghiera mi hanno fatto: di non lasciare il vuoto dopo di me. E siccome non è nel mio stile non lo farò. Sono stato accolto a braccia aperte. Altro non posso dire, anche perché, come ricordavo in precedenza, sono ancora un medico dell’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari e devo attenermi a delle regole precise».
In altre circostanze lei era sceso in campo, anche sull’argomento dello scorporo e dei pazienti in fuga per alcuni disservizi, invocando un management con poteri adeguati.
«Certo, questo dimostra ciò che ho appena detto. Malgrado questo, io sto bene qui, sono ancora un dipendente di questo ospedale. All’Università di Sassari non farò solo il professore, ma ho chiesto è ottenuto di continuare a fare il medico. Loro mi hanno risposto che potrò proseguire il mio percorso clinico e questo per me è importante. In poche parole mi hanno spalancato le porte senza nulla eccepire. Farò il docente e farò lo specialista, dedicandomi con il massimo entusiasmo al mio lavoro, cosa alla quale non potrei mai rinunciare».
Non è un peccato che la Puglia perda le sue professionalità in un settore come quello sanitario che, proprio in questo momento di crisi, avrebbe bisogno di accrescere la sua credibilità, cercando di essere il più possibile attrattivo?
«Certo, lo so. Ma noi mettiamo al servizio della nostra sanità tutte le nostre energie per raggiungere certi risultati. Tutto il resto esula dalle nostre competenze».
Siamo ancora lontani dalle buone pratiche che premiano il merito e non furbeschi sotterfugi?
Fonte principale: CorriereBariLocal