Dalla Russia in basilica: a Bari vecchia il sogno di Irina diventa reale con Lolita Lobosco

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 01/01/2026 13:00.
Faceva freddissimo nelle campagne di Sudzal, un freddo bianco di tutta la neve caduta in quegli ultimi giorni di dicembre intorno alla piccola isba azzurra con le finestre di merletto dove abitavamo io e mia nonna Irina. Avevo sempre abitato con lei, da quando le fiamme avevano bruciato lâaltra mia vita, trasformandola in cenere. Mia nonna non diceva nulla, accendeva lumini sotto le fotografie di suo marito, di sua figlia, dei miei genitori e davanti allâicona di san Nicola, e poi pregava per loro e perché che ogni giorno ci fosse qualcosa da mangiare sulla nostra tavola.
Era stanca e malandata, vecchia che non saprei neanchâio dire quanto. I capelli lunghissimi e bianchi, la pelle del viso rossa e reticolata come una ragnatela, le mani screpolate. La sera, prima di andare a dormire, inginocchiata sul logoro tappeto sistemato a un lato del letto, pregavo anchâio san Nicola che me la mantenesse in vita il più possibile, o almeno fino a quando sarei riuscita a realizzare il suo più grande desiderio: andare in Italia, a Bari. In pellegrinaggio fino alla tomba di san Nicola. Di quella città , di quella Chiesa, delle spoglie del Santo, sapevo tutto. Era lâunica storia che nonna Irina conosceva, lâunica che sapeva raccontarmi la sera quando mi teneva stretta al suo corpo per non farmi gelare.
Mi raccontava di questo santo scuro di pelle, figura centrale delle chiese ortodosse e cattoliche, capace di compiere miracoli e protettore di poveri e di bambini, venerato dagli ortodossi dallâanno 882 e dai Russi sin dal Medioevo, prima ancora che le sue spoglie mortali nellâanno 1087 venissero traslate a Bari.
Mi raccontava che i bambini tutto il mondo lo conoscevano sotto il nome di Santa Claus o di Babbo Natale, che in certe notti di dicembre riempiva le loro calze e scarpe di doni e di dolciumi e che un vero ortodosso non poteva far riposare le sue ossa sotto la fredda terra senza prima aver compiuto un pellegrinaggio alle sue spoglie mortali. In quei miei faticosi tredici anni, lâavevo vista arrabattarsi ogni giorno per mettere qualcosa di caldo nella mia scodella e qualche copeco nel barattolo di vetro che sul comodino.
Ci aveva attaccato sopra una figurina di san Nicola che molti anni prima le aveva portato in dono una sua cugina. Il racconto della Basilica e della cripta dove il mondo ortodosso rendeva omaggio a san Nicolaus allâinterno di una chiesa cattolica, riferito dalla cugina a nonna Irina, lâaveva sempre suggestionata e commossa. âUn giorno andremo anche noi, nonnina miaâ le promettevo ogni sera, pur sapendo che forse non sarebbe mai accaduto.
Da qualche giorno la sua figura era ancora più curva e sofferente, scossa da una tosse che non le dava tregua. La guardai e venni travolta da un pensiero terribile: quello sarebbe stato il suo ultimo inverno e io DOVEVO realizzare il suo sogno. Al mattino andai in paese, entrai in biblioteca, mi collegai a Internet, cercai gli itinerari e i mezzi per arrivare a Bari. Bisognava partire da Mosca, cambiare tre autobus e prevedere almeno tre giorni di viaggio. I biglietti costavano c irca duecentomila rubli lâuno. Solo andata. Frugai in tasca, avevo si e no una decina di copechi. Tornai a casa e tirai fuori dalla cassapanca il mio tesoro nascosto, una cartellina rossa che conteneva i miei lavori. Erano un centinaio di schizzi a matita, paesaggi, ritratti, nature morte, architetture.
Le matite costavano poco e non potevo permettermi altro ma i disegni erano molto belli. Hai un grande talento, mi aveva detto la professoressa di arte. Misi la cartellina sottobraccio e andai in città , in una delle strade del centro. Scelsi una panchina e mi sedetti con i disegni in bella mostra. Un paio di signore eleganti si fermarono a guardare, qualcuno mi chiese che costo avessero. Cinquemila, dissi. La voce spezzata dalla speranza.
La sera tornai a casa con il cuore che batteva fortissimo. Avevo venduto tutti i disegni e in tasca avevo più di cinquecentomila rubli e due biglietti per la corriera. Partimmo due giorni dopo, saremmo arrivati a Bari la mattina del 31 dicembre. Una settimana dopo ci sarebbe stato il Natale Ortodosso e sarebbe stato il più bello della nostra vita: lo avremmo festeggiato a Bari. Io, nonna Irina e san Nicola.
La città che ci accolse mi parve bellissima, câera il sole, il mare, la gente che ballava per strada. Ci incamminammo verso la città vecchia, la nonna stanca appesa al mio braccio, un triangolo di focaccia a scaldarle le mani. Fu lei a vederci, i capelli lunghi, un trench nero e un paio di scarpe dalla suola rossa. Disse di chiamarsi Lolita Lobosco . San Nikolaus, sussurrai. Annuì, ci prese per mano e ci accompagnò alla Basilica.
Fonte principale: RepubblicaBariLocal