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Crisi Natuzzi, l'attacco dei sindacati: "All'azienda 25 milioni di risorse pubbliche nel 2019, non siano lavoratori a pagare errori"

23 dicembre 2025 di
Crisi Natuzzi, l'attacco dei sindacati: "All'azienda 25 milioni di risorse pubbliche nel 2019, non siano lavoratori a pagare errori"
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Crisi Natuzzi, l'attacco dei sindacati: "All'azienda 25 milioni di risorse pubbliche nel 2019, non siano lavoratori a pagare errori"

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 24/12/2025 13:00.

"Non possiamo accettare che ancora una volta le imprese, dopo aver goduto di importanti risorse pubbliche, scarichino su lavoratori e lavoratrici scelte manageriali e operazioni finanziarie sbagliate. Chiudere due stabilimenti e lasciare per strada quasi 500 operai non è un piano industriale, è bassa macelleria sociale". Così, in una nota congiunta, la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e il segretario generale della Camera del lavoro metropolitana di Bari, Domenico Ficco, commentano quanto emerso ieri al Mimit in merito alle intenzioni di Natuzzi di dichiarare 497 esuberi e chiudere due siti produttivi in provincia di Bari.

"Voglio ricordare - sottolinea Bucci - che nel 2019 l’azienda ha sottoscritto un accordo di programma con le regioni Puglia e Basilicata, cofinanziando un contratto di sviluppo, gestito da Invitalia - per il rilancio industriale ed evitare esuberi già annunciati. Una quota pubblica che ammontava complessivamente a 24,65 milioni, di queste ben 13,9 milioni dal Mise e 10,2 dalla Regione Puglia. Al netto delle difficoltà che attraversa tutto il manifatturiero italiano, aggravate dalla incapacità e ignavia del Governo che proseguono con un disegno di incentivi a pioggia alle imprese senza un quadro di politiche industriali e valorizzazione delle filiere strategiche, a distanza di sei anni l’azienda avrebbe dovuto sedere a un tavolo con sindacati e istituzioni e con loro provare a trovare soluzioni. In questo senso va tutto il nostro sostegno alle categorie sindacali coinvolte della vertenza che hanno chiesto un approfondimento della vertenza al tavolo regionale".

"Le due chiusure preventivate di stabilimenti ricadono nella provincia di Bari, che già fa i conti con numerose crisi produttive che devono trovare nella politica e nelle istituzioni risposte ferme e puntuali, anche a fronte del ricorso al sostanzioso sostegno economico pubblico - afferma Ficco -. Rischiano progressivamente di perdere lavoro stabile, maestranze qualificate, a l’unica occupazione che cresce è quella povera e precaria legata al terziario. Con un impoverimento complessivo del tessuto industriale ma anche economico e sociale. Rigettiamo in modo fermo il piano proposto, che ha trovato ancora una volta nel governo e nel Mimit il notaio delle crisi, senza sostegno e prospettive per evitare chiusure di fabbriche e licenziamenti".

Fonte principale: BariTodayLocal

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