Case popolari agli abusivi, a Bari 1.500 nomi nel mirino. La procura verso gli sgomberi

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 10/12/2025 13:00.
San Girolamo e Madonnella: parte da questi due quartieri di Bari la maxi inchiesta della Procura sullâoccupazione abusiva delle case popolari , che potrebbe dare vita a una nuova stagione di sgomberi. Lâobiettivo è liberare gli alloggi occupati senza titolo e bonificare gli immobili dalla presenza ingombrante dei clan . La spinta è la trasformazione dellâarticolo 634 bis del Codice penale, inasprito dal Decreto sicurezza, che ha introdotto la possibilità di sgomberi lampo e aggravato le pene, portandole fino a sette anni di reclusione.
Unâinnovazione giuridica che ha indotto Arca Puglia a presentare due querele cumulative, a firma dellâamministratore Pietro De Nicolo, alle procure di Bari e Trani, nelle quali gli immobili illegalmente occupati nelle province di Bari e Bat sono indicati in 1.502.
Alcuni sono stati arbitrariamente assegnati dai boss (a Japigia, per esempio, lo avrebbe fatto Eugenio Palermiti), altri vengono abitati dagli eredi degli originari assegnatari, altri ancora da persone che vi si introducono con la forza. E se i motivi delle occupazioni abusive sono diversi, uguale è il risultato: le case vengono tolte a chi ne ha più bisogno e diritto. Le graduatorie vengono superate con la forza e lâemergenza abitativa diventa ogni giorno più grande, anche alla luce del caro affitti, causato in molte città pugliesi dallâovertourism.
Rispetto a numeri così grandi come quelli prospettati da De Nicolo, gli inquirenti hanno dovuto predisporre piani dâazione minuziosi. Perché la mole di nomi e dati su cui lavorare è enorme. A Bari il procuratore Roberto Rossi ha nominato tre consulenti, ai quali ha affidato il compito di esaminare gli 896 nominativi indicati in querela, procedendo per tranche. Gli esperti (tra cui un informatico) sono al lavoro sui primi 50 nomi, che riguardano soprattutto i quartieri San Girolamo e Madonnella. à li che lâArca sta effettuando â o ha programmato â importanti lavori di ristrutturazione di alcuni edifici, al termine dei quali le occupazioni dovranno essere tutte regolari. In molti casi, lâesistenza di abusivi era già stata segnalata ma, dopo lâaggravamento dellâarticolo 643 bis, è stato chiesto alla procura di utilizzare gli strumenti più incisivi a disposizione.
La nuova legge prevede che le forze dellâordine possano procedere allo sgombero entro 24-48 ore dallâaccertamento dellâoccupazione irregolare, senza lunghe procedure burocratiche, anche in assenza di querela da parte del proprietario. E questo ha chiesto lâAgenzia regionale alla procura: la liberazione e il sequestro degli immobili.
Solo nella città di Bari sono 496, alcuni dei quali abitati da nomi pesanti della malavita locale. Ben 48 a Gravina, 42 a Bitonto, 29 a Mola e a Noicattaro, 28 ad Altamura, 22 a Rutigliano. Nella Bat è Andria la città in cui la situazione è più grave, con 209 appartamenti segnalati dallâArca alla procura, 81 a Canosa, 75 a Trani, 69 a Barletta, 59 a Corato. In molti casi è stato evidenziato che le occupazioni senza titolo sono avvenute con effrazioni o addirittura veri e propri atti di violen za e minacce nei confronti degli assegnatari, costretti ad andare via.
Nelle scorse settimane, i consulenti dei pm si sono recati più volte negli uffici Arca, acquisendo la documentazione necessaria per avviare le prime verifiche. Lâobiettivo è creare una sorta di database, nel quale accanto al nominativo con i dati anagrafici e fiscali, compaia la posizione abitativa, eventuali provvedimenti di sfratto, ottemperanza o resistenza.
La procura intende anche mettere sotto osservazione lâoperato dellâagenzia regionale, come dimostra il fatto che ha chiesto lâacquisizione anche del materiale relativo a eventuali sopralluoghi, ordinanze di sgombero, messe in mora e tutti gli atti che dovrebbero essere effettuati nellâattività ordinaria. Da unâindagine chiusa di recente è emerso che alcuni dirigenti e funzionari Arca avrebbero ricevuto mazzette e regali per favorire alcuni assegnatari. Lâipotesi è che quello finito a processo non sia stato un caso isolato. Per questo altri approfondimenti sono in corso.
Fonte principale: RepubblicaBariLocal