Bari, summit mafiosi durante il lockdown per organizzare sparatorie ed estorsioni: in 13 del clan Strisciuglio in carcere

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 04/12/2025 13:00.
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Gli arresti eseguiti dai carabinieri, ritrovati anche manoscritti con i riti di affiliazione al clan. Molti degli arrestati erano già in carcere per altre vicende. «Ci stanno minacciando, qui non si può vivere più», si sente in una telefonata.
Nei mesi in cui l’Italia era bloccata per il lockdown , diversi affiliati del clan Strisciuglio di Bari si ritrovavano sotto i portici del quartiere San Paolo di Bari per «dei veri e propri summit di mafia ». Nel corso di questi incontri, spiegano i carabinieri, «venivano prese le decisioni per compiere atti intimidatori, pestaggi e sparatorie». L’anno è il 2020, nel quartiere – da tempo – erano in corso frizioni tra gli Strisciuglio e i Vavalle , culminati con l’intimidazione del marzo di quell’anno, quando furono esplosi colpi di pistola contro un bar, una macchina e una macelleria. « Qui ci sono persone che ci stanno minacciando, non si può vivere più », si sente in una telefonata di denuncia finita nel fascicolo delle indagini. In totale gli indagati sono 29 , in carcere sono finiti Marco Latrofa, Nicola Schingaro, Nicola Cassano, Luigi Damiani, Marco Siciliani, Michele Annoscia, Gianluca Losurdo, Domenico Di Bari, Cosimo Damiano Fraddosio, Giacomo Stea, Marco Atzori, Luca Pisani e Giuseppe Franco .
Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda di Bari , hanno quindi portato all’arresto di 12 persone – molte delle quali già detenute – ritenute appartenenti al clan Strisciuglio e accusate a vario titolo di associazione mafiosa , associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Gli arresti sono stati eseguiti la mattina del 27 novembre tra Bari, Triggiano e vari penitenziari italiani. L’indagine nasce come un approfondimento di un’altra inchiesta sulla mafia barese, « Vortice Maestrale ».
Da sinistra: il pm Marco D'Agostino, il coordinatore della Dda Francesco Giannella, il procuratore Roberto Rossi e il generale Gianluca Trombetti (foto Sasanelli)
Secondo l’accusa, come scrivono i carabinieri, « il clan gestiva un imponente traffico di sostanze stupefacenti , avvalendosi di luoghi di stoccaggio abilmente occultati e talvolta riconducibili a insospettabili, comunemente definiti “cupe”, in cui sono stati rinvenuti ingenti quantitativi di stupefacente, armi clandestine e da guerra, munizionamento e denaro contante; su alcune banconote sequestrate erano anche riportati a penna i nomi degli affiliati ai quali le stesse dovevano essere consegnate come sostentamento ».
Gli ordini, come rilevato in varie occasioni dagli inquirenti, venivano spesso impartiti dal carcere nei confronti degli affiliati liberi. Nel corso delle indagini sono anche stati trovati dei manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della società camorristica, con formule, rituali e giuramenti del clan.
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27 novembre 2025 ( modifica il 27 novembre 2025 | 15:54)
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Fonte principale: CorriereBariLocal