Bari, no al cambio d’uso da uffici ad alloggi: la rivincita del Comune sui tre grattacieli Noema

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 03/01/2026 13:00.
Per Giovanna Iacovone, assessora allâUrbanizzazione, è «la più grande soddisfazione da quando sono qui in Comune». La sentenza del Tar sulla lottizzazione Noema segna, secondo lei, la fine di unâera: la stagione che ha consentito a molti imprenditori di costruire cambiando la destinazione dâuso delle aree e monetizzando i servizi che devono essere realizzati (verde e parcheggi, generalmente). Ovvero, versando somme di denaro anziché cedendo aree destinate a quegli scopi, pregiudicando, di fatto, in questo modo, la vivibilità dei quartieri.
«Dâora in poi â spiega la vice di Vito Leccese â quella possibilità la subordineremo alla effettiva esistenza di servizi, sufficienti a reggere il carico urbanistico. Se il carico non è sostenibile e i servizi già esistenti sono insufficienti rispetto ai bisogni dei residenti, la monetizzazione non la ammettiamo più perché il Tar ha chiarito che è una scelta discrezionale».
A presentare ricorso è stata la società Noema Immobiliare srl. Il permesso di costruire presentato nel 2022, in attuazione di un piano di lottizzazione del 1991, prevedeva la realizzazione di tre grattacieli in via Mazzitelli, nel quartiere Poggiofranco, con parziale applicazione del cambio di destinazione dâuso da terziario direzionale a residenziale. Nel 2022 il consiglio comunale si oppone allâapplicazione di una legge regionale che consentiva di estendere lâapplicazione del cambio di destinazione dâuso anche agli immobili non ancora realizzati ma approvati entro il dicembre del 2021. Il Tar e il Consiglio di Stato danno ragione ai privati: il Comune non può limitare lâapplicazione di una legge regionale sul proprio territorio.
A gennaio del 2025 il nuovo consiglio comunale, con una maggioranza sensibile al contrasto delle lobby del cemento, torna sullâargomento. E approva una delibera per lâattuazione della sentenza del Consiglio di Stato. In realtà non fa altro che precisare il diniego alla lottizzazione del 2022, che era stato espresso in modo generico. Invece, stando al Consiglio di Stato, andava formulato in maniera puntuale, di volta in volta, non in astratto.
Una lettura che ora il Tar conferma. Prendendo atto che il Comune ha condotto unâistruttoria dalla quale è emerso che, nonostante la presenza, in zona di università , ospedali e parchi urbani, le dotazioni necessarie alla residenza sono insufficienti a soddisfare i fabbisogni della popolazione residente. «Tale carenza â osservano i giudici Vincenzo Blanda, Lorenzo Mennoia e Lorenzo Ieva â costituisce un dato oggettivo idoneo a giustificare, sotto il profilo della discrezionalità tecnica e pianificatoria, la decisione di non consentire ulteriori incrementi del carico insediativo residenziale nellâarea». E dunque, questa volta il consiglio comunale, secondo i togati, ha agito bene.
Ne deriva una massima che secondo Iacovone è destinata a fare scuola anche in futuro: «Lâistituto della monetizzazione o della cessione nelle vicinanze, pur introducendo un meccanismo flessibile, non attribuisce al privato un diritto potestativo alla compensazione ind iscriminata, ma rimette allâamministrazione la valutazione sulla concreta utilità delle aree offerte rispetto allo specifico deficit di dotazioni (nel caso di specie, istruzione e interesse comune) generato dal nuovo carico insediativo». Ne consegue che la mancanza di scuole o altri servizi sono «non surrogabili da utilità qualitativamente diverse o da equivalenti monetari, tutti idonei a colmare il fabbisogno fisico rilevato dalla pubblica amministrazione in quel contesto territoriale».
Fonte principale: RepubblicaBariLocal