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Bari, maltrattamenti al marito che si uccise: condannata a 7 anni. Ma escluso nesso con il suicidio

4 dicembre 2025 di
Bari, maltrattamenti al marito che si uccise: condannata a 7 anni. Ma escluso nesso con il suicidio
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Bari, maltrattamenti al marito che si uccise: condannata a 7 anni. Ma escluso nesso con il suicidio

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 05/12/2025 13:00.

Sette anni di reclusione per maltrattamenti aggravati ai danni del marito. È la condanna inflitta dal gup del Tribunale di Bari Vittorio Rinaldi a Noura Morsy , trentenne egiziana accusata di aver perseguitato per anni il coniuge con insulti, minacce e continue richieste di denaro. Paolo Silletti, 34 anni, si era tolto la vita il 10 aprile 2024, gettandosi dal balcone della casa dei genitori a Santeramo in Colle, dopo aver lasciato pochi giorni prima l'abitazione che condivideva con la moglie e la figlia.

La sentenza, emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, ha accolto solo in parte le richieste della Procura, che aveva invocato una condanna a quattro anni. Il giudice ha escluso l'aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti , ritenendo che non fosse possibile stabilire con certezza il nesso causale diretto tra le condotte della donna e il suicidio dell'uomo. Ha però riconosciuto l'aggravante dell'aver commesso i maltrattamenti in presenza della figlia minore , circostanza che ha contribuito ad aumentare la pena.

Noura Morsy è stata condannata anche a risarcire i genitori di Paolo Silletti, costituiti parte civile con gli avvocati Giovanni Ladisi e Fabio Bagnulo , con provvisionali immediatamente esecutive di 30mila euro ciascuno. Altri 40mila euro sono stati disposti per la figlia minorenne, rappresentata in giudizio dall'avvocato Giuseppe Massari , oltre al risarcimento del danno che sarà liquidato in separata sede. La difesa della trentenne, rappresentata dall'avvocato Lorenzo Vendola , ha annunciato ricorso in appello.

La storia della coppia era iniziata lontano dalla Puglia. I due si erano conosciuti a Sharm el Sheikh, la località turistica sul Mar Rosso, si erano sposati nel 2019 al Cairo e si erano poi trasferiti in Italia, stabilendosi a Santeramo in Colle. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, subito dopo la nascita della figlia. Da quel momento, stando al capo d'imputazione, la donna avrebbe iniziato a esercitare una pressione costante sul marito. Gli chiedeva soldi, pretendeva una casa più grande, criticava l'arredamento acquistato dai suoceri, insisteva per trasferirsi da Santeramo a Bari. Ma la minaccia più insopportabile per Paolo Silletti era un'altra: quella di non rivedere più la figlia. Quando si recava in Egitto con la bambina, Noura Morsy avrebbe minacciato ripetutamente di non tornare più in Italia e di impedire al padre ogni contatto con la piccola.

In uno dei messaggi inviati al marito si legge: "Se non mi mandi i soldi non vedrai più tua figlia, le dirò che sei morto, la vedrai solo con il consolato o con la polizia, mi dovrai dare il tuo stipendio e la casa". Gli insulti erano frequenti e violenti. In un altro messaggio su Messenger la donna gli aveva scritto: "Ti odiamo, sei un uomo di merda, speriamo tu muoia". Secondo l'accusa, questo clima di vessazioni continue avrebbe causato nell'uomo uno stato di profonda prostrazione psichica e un terrore costante di perdere il rapporto con la figlia. Il 3 aprile, una settimana prima del suicidio, Paolo Silletti aveva lasciato la casa coniugale per trasferirsi dai genitori, nel tentativo forse di sottrarsi a quella situazione divenuta insostenibile. Ma la decisione più drammatica sarebbe maturata di lì a pochi giorni.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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