«Avvisò Emiliano di un'indagine», ex giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno rinviato a giudizio
Notizia relativa a Bari, pubblicata il 17/12/2025 13:00.
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Nicola Pepe, 55 anni, di Bari è accusato di favoreggiamento personale nei confronti dell'ex governatore della Puglia. Era stato lo stesso Emiliano a denunciare in Procura, il giorno successivo all'incontro con il giornalista
Il giudice per l'udienza pre dibattimentale del Tribunale di Bari, Valentina Tripaldi, ha disposto il rinvio a giudizio dell'ex giornalista professionista Nicola Pepe, 55 anni, di Bari, accusato di favoreggiamento personale nei confronti dell'ex governatore della Puglia, Michele Emiliano. Secondo l'accusa del pm Savina Toscani, Pepe (all'epoca dei fatti responsabile della redazione web della Gazzetta del Mezzogiorno) l'8 aprile 2019 avrebbe rivelato a Emiliano che sarebbe stato destinatario di una perquisizione nell'ambito dell'indagine (poi trasferita a Torino e conclusa con l'assoluzione) relativa al presunto finanziamento illecito ricevuto da Emiliano per le primarie del Pd. Era stato lo stesso Emiliano a denunciare in Procura, il giorno successivo all'incontro, che « Nicola Pepe mi ha comunicato a voce presso gli uffici della presidenza della Regione Puglia che () giovedì mattina«si sarebbe ballato» nel senso di un trambusto particolare perché sarei stato oggetto di una perquisizione domiciliare presso la presidenza da parte della Finanza», perquisizione poi effettivamente effettuata l'11 aprile 2019.
Le indagini hanno accertato che Pepe aveva appreso la circostanza in redazione dal collega Massimiliano Scagliarini (riconosciuto persona offesa e costituito parte civile con l'avvocato Giovanni Piccoli), ma gli autori della rivelazione del segreto (reato presupposto del favoreggiamento) sono rimasti ignoti: alcuni finanzieri, inizialmente iscritti nel registro degli indagati, sono poi stati archiviati al pari dello stesso Scagliarini. La difesa di Pepe (avvocati Roberto Eustachio Sisto e Rosario Cristini) aveva chiesto al Tribunale una sentenza di non luogo a procedere, puntando sulla mancanza di dolo nella condotta di Pepe che si quel giorno sarebbe recato da Emiliano per verificare la notizia: « Voleva andare dal presidente e fare lo scoop - è la versione della difesa - togliendolo al collega Scagliarini». La pm Toscani ha pero insistito nella richiesta di processo a carico di Pepe: «Come è possibile verificare una notizia di una perquisizione non ancora avvenuta? Al contrario, anziché esercitare il diritto che a lui spettava, cioè quello di attendere verosimilmente l'esecuzione e procedere ad un articolo di giornale, va dall'indagato qualche giorno prima avvertendolo. E di fatto l'indagine del 2019 ha subito un grave pregiudizio. Non può non andarsi a giudizio per questa vicenda con delle dichiarazioni del dottor Emiliano che precisa da chi ebbe le informazioni dettagliate e specifiche che erano coperte dal segreto. Perché Emiliano, avuta la notizia della rivelazione dei segreti d'ufficio, sia venuto in Procura a denunciare, è una cosa che potremmo chiedere a Emiliano, ma era chiaramente volta ad evitare il clamore mediatico di una notizia che lui sapeva essere reale, ossia che sarebbe stato da lì a breve, a pochi giorni, destinatario di una misura cautelare reale»«. Il dibattimento si aprirà il 3 aprile davanti al giudice monocratico Patrizia Gramegna.
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Fonte principale: CorriereBariLocal