Per Santa Lucia a Bari si preparano dei dolcetti a forma di occhio. La storia
Aggiornamento delle ore 15:31.

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 03/01/2026 13:00.
A poche settimane dal Natale, la ricorrenza di Santa Lucia è particolarmente sentita in molte zone d’Italia, e arriva il 13 dicembre con il consueto, interessante contorno di tradizioni gastronomiche. Una delle più emblematiche la scopriamo in Puglia; per la precisione a Bari, dove da tempo si preparano in questi giorni dei particolari biscottini forati. Somigliano a dei taralli glassati , e con la loro forma ricordano gli occhi della santa protettrice proprio della vista. Rispetto ai ‘cugini’ salati hanno però delle particolarità e dei dettagli che non si possono trascurare. La storia degli occhi di Santa Lucia, dolcetti che legano celebrazione religiosa, culto popolare e cucina.
“ Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia ”, recita l’adagio. Questo perché inizialmente la festa cadeva proprio il 21 dicembre, in concomitanza col solstizio d’inverno, quando si registra il minimo di ore di luce. Con la riforma del calendario gregoriano però la ricorrenza venne anticipata al 13, in una data in cui comunque il giorno si esaurisce in fretta. Secondo la leggenda coincide con la morte della santa di Siracusa, martire nel 304 d.C. durante la grande persecuzione dei cristiani a opera di Diocleziano. Mentre oggi l’iconografia la vede recante i propri, bellissimi occhi su un piatto, dell’episodio non c’è traccia nelle fonti. Sembra infatti che l’associazione con la vista sia piuttosto legata al nome: Lucia, che condivide la radice di lux , ovvero la luce che illumina e serve per vedere bene. In alcune provincie della Lombardia e del Veneto i bambini aspettano che sia lei — ancora prima di Babbo Natale — a consegnare i doni durante la lunghissima notte. Per ringraziarla si lasciano dolcetti e un bicchiere di latte, destinati a lei e al suo asinello che traina un carretto. Questo, però, non è l’unico legame tra la festa e il cibo.
Quella degli occhi di Santa Lucia è una ricetta popolare e antica, sulla cui origine non ci sono dati scritti. Quello che è certo è che massaie, probabilmente le cucine dei conventi, e infine anche i pasticcieri, hanno recuperato il tipico tarallo per darne un’interpretazione dolce, adatta al giorno di festa. Il solido biscotto ha infatti una forma arrotondata, è chiuso su sé stesso e mantiene un foro al centro. Lo completa una glassa candida, che ricorda appunto il colore degli occhi. Il dolcetto si prepara dai primi di dicembre fino a tutte le festività, arrivando a tavola anche in coda ai pasti di Natale, insieme alle più note cartellate, castagnelle e alla cupeta, il ‘torrone pugliese’. Non manca mai sulle bancarelle dei mercatini che animano città e borghi pugliesi così come nelle celebrazioni che in molte località si tengono proprio il 13 dicembre. Spesso ruotano intorno alla simbologia del fuoco — della luce, appunto — con i falò che illuminano la notte dalla provincia di Foggia fino a Ruvo di Puglia
Ciò che è interessante nella ricetta è che, nella versione più longeva, non prevede zucchero nell’impasto. Gli ingredienti sono semplicemente farina, olio extravergine di oliva e vino bianco. A conferire dolcezza è la particolare glassa, non semplicemente a base di zucchero, ma che incorpora anche gli albumi a neve, utili per dare un tono bianco acceso. Una volta raffreddati, i taralli si tuffano in quella che a Bari si chiama sclepp , in una modalità che ricorda un po’ gli zuccherini montanari emiliani . Come sempre, ogni famiglia ha le sue piccole varianti, che cambiano anche di luogo in luogo. Nella provincia infatti i dolcetti diventano più grossi, per la glassa si tralascia l’albume, e l’impasto può profumare di vaniglia, anice, cannella o finocchietto.
La festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, è particolarmente sentita in Sicilia, la regione natale della santa. In questa giornata sono banditi pane, pasta e altri piatti a base di farine trasformate, per preferire preparazioni a base di cereali integrali e legumi. Il motivo è legato a un miracolo avvenuto secondo alcuni nel XVII Secolo (secondo altri invece nel 1763), quando durante una carestia una nave carica di grano entrò provvidenzialmente nel porto di Siracusa. È quello, ancora oggi, l’ingrediente di base della cuccìa, una ricetta nata salata poi diventata dolce grazie a ricotta, zucchero e canditi ( qui tutta la storia), che è ancora preparata e offerta insieme ad arancini e panelle. In Trentino-Alto Adige è invece il momento dello zelten, il pane dolce che accompagna tutte le festività ( il racconto ), e in Toscana ad esempio dei necci : delle crêpe di farina di castagne farcite di ricotta. In Sardegna, ancora, ci sono i biscocchi, dei dolcetti forati con ripieno di confettura di mirtilli che ricordano anch’essi la forma dell’occhio. Di preparazioni legate a questa giornata, inoltre, ce ne sono molte nei paesi scandinavi, in cui il culto della luce anima le lunghissime notti invernali: su tutte i lussekatter svedesi, dei panini allo zafferano a forma di S, guarniti con due chicchi di uvetta sultanina a ricordare proprio lo sguardo della santa.
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Fonte principale: BariTodayLocal