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Aggiornamento - Nel mare di Bari arrivano le evoluzioni del wakeboard: “Lo sport che unisce sci nautico e surf”

29 novembre 2025 di
Aggiornamento - Nel mare di Bari arrivano le evoluzioni del wakeboard: “Lo sport che unisce sci nautico e surf”
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Nel mare di Bari arrivano le evoluzioni del wakeboard: “Lo sport che unisce sci nautico e surf”

Aggiornamento delle ore 11:16.

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 29/11/2025 13:00.

A Bari c’è un nuovo sport, per ora praticato in modo informale, che coinvolge gli amanti del mare e degli sport estremi, si tratta dello sci nautico o nella versione più contemporanea wakeboard. La differenza dipende dal mezzo utilizzato per scivolare sull’acqua mentre si vien trainati da un mezzo, dicitura utilizzata per descrivere questa disciplina. A fare letteralmente da triano è Francesco Lomonaco, veterinario ma sin dall’infanzia ha coltivato la passione per il mare. “A trasmetterla è stata mio padre – racconta Lomonaco – sin da piccolo uscivamo sempre in mare con una barca e a all’età di otto anni mi ha fatto provare per la prima volta lo sci nautico trainato da un gozzo di un pescatore. Ora gli sci non si usano più ma ai piedi c’è una tavola e il termine attuale della disciplina è wakeboard che fonde sci nautico e surf”.

Lo specchio d’acqua di San Girolamo, a nord della città, è lo spazio privilegiato dove si va in mare. Al momento è coinvolta una decina di appassionati che hanno dato al loro gruppo il nome Civico zero. “Siamo stati tra i primi appassionati di sport acquatici a frequentare la zona, quando non c’era praticamente nulla, da qui l’origine del nome – spiega – Tutto nasce circa sei anni fa in un giorno di mare piatto. Non potendo uscire in mare con kite e surf che sfruttano l’onda e il vento, un mio amico in modo spontaneo disse che ci sarebbe voluta una barca, mezzo che ho sempre posseduto. Da quel giorno, ho iniziato a strutturarla per poter sfruttare il mare in tutte le occasioni”.

Il wakeboard richiede un mezzo trainante, a bordo della barca è fondamentale la presenza di due persone con ruoli specifici: il pilota e un esperto nuotatore in grado di prestare soccorso. Necessaria la presenza di uno specchietto retrovisore e poi c’è il trainato. “Chi porta la barca e anche chi fa kite e quindi chi pratica il wakeboard, deve avere la patente nautica”, specifica Lomonaco. La corda è galleggiante e termina con un bilancino o una barra a cui è attaccato il rider.

“È uno sport estremo che richiede prestanza fisica, perché a differenza del kite dove il corpo è assicurato da un trapezio, nel wakeboard tutto si basa sulla presa che richiede forza. È anche vero che se si molla non si crea una situazione di pericolo perché si continua a scivolare sull’acqua fino a quando non ci si ferma – racconta un membro della crew Claudio Catalano – Si pratica su specchi d’acqua mare calmo, come a San Girolamo o anche sul lungomare a sud della città dentro i frangiflutti, perché le onde intralciano l’andatura e le manovre e per legge la distanza dalla riva deve essere di trecento metri. Solitamente – continua – la parte del traino dura circa un minuto, tempo variabile in base a quanto regge il rider. Siamo in tre ad esserlo. Dopo tre giri con la barca si prosegue con la cosiddetta scena, dove ci dilettiamo in acrobazie o manovre ad alta prestazione, come salti in aria, rotazione sul corpo o piroette aeree”.

Il wakeboard si può praticare sin da piccoli, come dimostra la storia di Francesco, che conclude: “per ora siamo a livello amatoriale ma per la prossima estate vorrei far conoscere questa disciplina a più persone organizzando corsi, per farlo è necessario essere a norma non solo con tutti gli aspetti burocratici ma in regola con la legge ferrea del maree disciplinata a livello penale”.

Fonte principale: RepubblicaBariLocal

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