La nave Life Support di Emergency arrivata nel porto di Bari con 120 migranti a bordo: tra loro 31 minori
Aggiornamento delle ore 17:15.

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 06/12/2025 13:00.
Ci sono anche 31 minori e altrettante donne, di cui sette incinte, tra i 120 migranti a bordo della nave di ricerca e soccorso Life Support di Emergency, arrivata questa mattina nel porto di Bari.
Le operazioni di sbarco si svolgono con il coordinamento della Prefettura di Bari. Presenti sul posto forze dell'ordine, Capitaneria di Porto, Autorità portuale, personale sanitario della Asl e associazioni di volontariato per l'assistenza. Come previsto dai protocolli, insieme alle procedure di identificazione, sono previste le attività di monitoraggio sanitario, condotte a bordo da parte del personale dell'ufficio di sanità marittima e di frontiera (Usmaf) e a terra presso le postazioni assicurate dalla Asl e dal 118. Al termine di queste attività, i migranti saranno trasferiti in alcune strutture individuate dal Ministero dell'Interno.
I due salvataggi sono avvenuti tra la notte del 2 e la mattina del 3 dicembre. In entrambi i casi, come riferito da Emergency , sono stati individuati dal ponte di comando della nave due gommoni sovraffollati, sprovvisti di dispositivi di sicurezza come i salvagenti. A bordo dell'imbarcazione ci sono 58 uomini, 31 donne (sette delle quali incinte) e 31 minori (la più piccola è una bimba di due mesi), di cui otto accompagnati. I migranti provengono da diversi Paesi dell'Africa come Camerun, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea Bissau, Nigeria, Sud Sudan, Niger, Senegal, Ghana.
"Abbiamo da poco concluso lo sbarco delle 120 persone soccorse, tra cui 31 donne, 23 minori non accompagnati e 8 minori accompagnati – afferma Andrea Micali, Comandante della Life Support di Emergency -. Ringraziamo le autorità e i volontari di Bari che ci hanno assistito e hanno permesso che le operazioni di sbarco fossero svolte senza difficoltà. Mentre la Life Support si prepara per una nuova missione, auguro il meglio per il loro futuro a tutte le persone sbarcate".
"Durante i giorni di navigazione verso Bari ho avuto modo di ascoltare diverse storie dei naufraghi, tra cui quella di una signora che proviene da El Fashir, in Sudan, e ha subito la sparizione dei suoi familiari – spiega Dorra Frihi, mediatrice culturale a bordo della Life Support di Emergency –. La sua condizione non è un caso isolato, bensì la realtà che vivono molte persone della sua comunità. Una realtà fatta di violazione dei propri diritti, sparizioni forzate, violenze sistemiche e violenze sessuali. Questa donna mi ha anche chiesto esplicitamente di riportare la sua testimonianza e di non normalizzare la guerra. Spero che lei e tutti i naufraghi sbarcati possano trovare la tutela dei loro diritti e che possano iniziare un nuovo percorso qui in Europa.”
"Vengo da Al Fashir, in Darfur. Nel mio Paese c’è la guerra e si vive in una condizione continua di pericolo, in cui puoi essere colpito in qualsiasi momento e anche camminare in strada significa sentirsi a rischio - racconta un uomo sudanese soccorso dalla Life Support -. Questo mi ha spinto a partire per venire in Italia, dove avevo già degli amici. Dal Sudan sono andato in Niger, poi in Algeria e in Tunisia, dove ho provato ad attraversare il Mediterraneo otto volte ma sono stato sempre intercettato e respinto dalla cosiddetta Guardia costiera tunisina o libica. A quel punto sono entrato in Libia, dove ho tentato la traversata del mare altre due volte e al secondo tentativo ho incontrato voi. Il viaggio attraverso il deserto è stato molto duro, senza cibo e acqua, e la vita in Tunisia è stata ancora più difficile che in Libia, nonostante lì sia stato anche un mese in carcere a Zuwara. Ora – conclude- spero di poter lavorare in modo dignitoso e aiutare la mia famiglia".
Fonte principale: BariTodayLocal