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Aggiornamento - In Puglia c'è un ulivo millenario da cui è nata una delle varietà più famose per l’olio

25 dicembre 2025 di
Aggiornamento - In Puglia c'è un ulivo millenario da cui è nata una delle varietà più famose per l’olio
Administrator

In Puglia c'è un ulivo millenario da cui è nata una delle varietà più famose per l’olio

Aggiornamento delle ore 17:03.

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 25/12/2025 13:00.

Colori e imponenza, suoni e tatto, profumi persino, soprattutto durante il petricore, prima della raccolta. E poi, dopo il passaggio in frantoio, il gusto. Assaggiare dell'olio extra vergine d'oliva, da solo, non può accendere tutti i sensi. Serve conoscere anche la pianta che lo origina: l'ulivo. A Corato, in provincia di Bari, in contrada “La Croce” (ex Lago Martino), è possibile osservare e immergersi tra le fronde di un esemplare unico: la pianta madre millenaria che ha dato vita alla cultivar "Coratina".

La cultivar “Coratina” è una varietà di olivo che nei secoli si lega strettamente alla città di Corato , dove oggi si contano oltre un milione di piante di questa specie. Le prime notizie certe su questa cultivar risalgono al 1883, quando il professor Girolamo Caruso la menziona nella sua monografia Dell’olivo , con il nome di “Olivo a Racemi (o Raciuppe)”. Scopre la varietà nel frantoio Perfetti di Barletta, il più grande dell'epoca sul territorio, alla fine degli anni Settanta e finisce così in una sorta di censimento nazionale che all'epoca raccoglie tutte le tipologie di ulivo e olio presenti in Italia. Ma fino a quel momento non si dà importanza all'identità della pianta. I contadini fanno attenzione alla resa in termini di olio che i frutti di questa pianta generosamente offre e a una shelf life più lunga rispetto alle cultivar confinanti, come l'Ogliarola, la Frantoio o la Peranzana.

Oggi la cultivar "Coratina" è coltivata e diffusa in oltre 25 nazioni al mondo. Ma è nel Nord Barese che la “Coratina” domina. La varietà si distingue per la rigogliosità della pianta e abbondante produzione di drupe a grappoli. “ Nessuna cultivar ha questa caratteristica ”, spiega il generale Pasquale La Notte . Il suo olio si distingue per l'intensità dei profumi, oltre che per il suo sapore amaro e piccante dovuto all’elevato contenuto di polifenoli, tocoferoli ed acido oleico.

Alta come una palazzina, con 7,90 metri di circonferenza, la pianta madre di Coratina vegeta e vigila sull'agro cittadino. Detta anche “il Gigante di Corato”, ogni anno arriva a produrre circa 200 chili di olive. La famiglia D'Imperio custodisce e manutiene l'albero, pur offrendo il libero accesso a chiunque voglia conoscerne la maestosità e la storia . Il colosso vegetale si trova sulla via Traiana, quella che i romani percorrevano per andare a Brindisi, porto di riferimento dell'Impero a Sud. Come ha spiegato Pasquale D'Introno, produttore e membro dell'associazione Terre di Coratina, “ la diffusione dell'olio e della sua cultivar nel nostro territorio è dovuta anche alla presenza su questa importante arteria di comunicazione ”. “ Dopo aver ricevuto il riconoscimento di patrimonio immateriale dell'umanità per la cucina italiana, ora l'Unesco dovrebbe riconoscere anche la pianta madre di cultivar ‘Coratina’ ”, ha proposto Mariolina Randolfi, produttrice e autrice del monologo Così parla un albero , dedicato proprio alle fronde di questo albero millenario.

Il progetto Corato Cultivar Bellezza, curato da PugliArmonica, si fonda sull'eccellenza dell'omonima cultivar, nata proprio da questa pianta madre, fil rouge che racchiude l'identità dell'intera città. Nasce per racchiudere gli sforzi di valorizzazione del territorio cittadino in una cornice che unisce la vocazione agricola, imprenditoriale, turistica e culturale. Partendo dalla madre, dell'oltre un milione di piante oggi presenti nell'agro cittadino, la cultivar è il vettore per promuovere Corato in tutto il mondo, creando una narrazione ricca che esplora l'intero patrimonio materiale e immateriale della città, valorizzando le sue antiche tradizioni, le magnifiche risorse artigianali e culturali, il suo paesaggio. Il tutto unito da un filo d'oro verde, nato proprio da questa creatura millenaria che ancora oggi avvolge tutta la città con le fronde sue e quelle dei suoi “figli”.

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Fonte principale: BariTodayLocal

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