Bari, va al Pronto soccorso per i dolori al petto: Eleonora Dragone muore a 39 anni dopo sette ore. La sorella: «Per i medici era gastrite»
Aggiornamento delle ore 07:03.
Notizia relativa a Bari, pubblicata il 19/12/2025 13:00.
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È accaduto al Policlinico. La procura di Bari ha aperto un'inchiesta: indagata una dottoressa dell'ospedale
Il dolore al petto era iniziato nel primo pomeriggio, improvviso e insistente. Un dolore che non somiglia a quelli che si possono ignorare. Eleonora Dragone, 39 anni, barese, lo aveva capito subito. Lo aveva capito anche la sorella Sabina, che alle 14.30 chiama il 118 . Da quel momento comincia una lunga sequenza di ore scandite da esami, attese, rassicurazioni e silenzi. Eleonora è morta la sera del 7 dicembre , alle 21.22, nel pronto soccorso del Policlinico di Bari, dopo quasi sette ore, dal momento dell’arrivo. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
L’inchiesta, coordinata dalla pm Luisiana Di Vittorio, dovrà chiarire se il quadro clinico della donna sia stato correttamente valutato e se la morte potesse essere evitata. L’ipotesi diagnostica indicata dai sanitari è quella di una sospetta dissecazione aortica. Nel registro degli indagati è stata iscritta la dottoressa del Pronto soccorso che ha preso in carico la paziente . Secondo la ricostruzione fornita dal Policlinico, Eleonora Dragone - affetta da sindrome di Turner, con una storia clinica caratterizzata da ipertensione arteriosa e diabete mellito - viene trasportata in ambulanza dopo che l’elettrocardiogramma eseguito dal 118 evidenzia anomalie.
L’arrivo in ospedale è alle 15.44. Al triage le viene assegnato un codice arancione per dolore toracico ed epigastralgia (alla bocca dello stomaco). Tra le 16 e le 16.45 vengono eseguiti i primi accertamenti: esami ematochimici, elettrocardiogramma, radiografie del torace e dell’addome. Il primo dosaggio della troponina cardiaca (per accertare eventuale infarto) risulta negativo. Viene avviata una terapia sintomatica, con flebo e farmaci per il dolore . In pronto soccorso Eleonora presenta ripetuti episodi di vomito. I sanitari riferiscono un miglioramento del quadro clinico e programmano un secondo dosaggio della troponina.
È in quelle ore che matura la convinzione - riferita dai familiari - che non si tratti di nulla di grave. «Ci avevano tranquillizzato», racconta la sorella Sabina in un’intervista al giornale web Quinto Potere. «Per loro era una gastrite. Eravamo in attesa delle dimissioni» . Una frase che oggi pesa come una condanna. «Eleonora non ha mai smesso di lamentarsi», sottolinea l’avvocato Felice Petruzzella, che assiste la famiglia. «Alle 20 era incredibilmente in dimissioni».
Poco dopo, però, tutto cambia. Intorno alle 20.40, mentre si trova ancora in osservazione, Eleonora viene colpita da un malore improvviso . Va in arresto cardiocircolatorio. Viene trasferita d’urgenza in shock room. I rianimatori intervengono immediatamente. I tentativi di rianimazione si protraggono a lungo. Alle 21.22 viene dichiarato il decesso.
Per i familiari inizia un tempo sospeso, segnato dall’assenza di informazioni. «Dopo il trasferimento in sala rossa non abbiamo avuto notizie per circa due ore», riferiscono . È Sabina a raccontare il momento più duro: «Io chiedevo di capire cosa fosse successo. Nessuno mi rispondeva. Quando mi hanno detto che a breve sarebbero usciti i medici, ho capito tutto». E aggiunge una frase che resta: «Quando ho chiesto ai medici cosa fosse successo mi hanno risposto: non lo sappiamo. È una risposta che mi porterò per sempre nelle orecchie».
L’autopsia è stata eseguita il 12 dicembre dal medico legale Liliana Innamorato e dal cardiochirurgo Massimo Villani , alla presenza dei consulenti nominati dalla famiglia. La salma è stata restituita ai familiari. Gli esiti ufficiali saranno depositati a breve, ma - spiega l’avvocato Petruzzella - «ci sono indicazioni sommarie che evidenziano una emorragia interna». Gli accertamenti dovranno chiarire se vi sia una correlazione tra la sindrome di Turner, le sue possibili complicanze cardiovascolari e la morte improvvisa, e soprattutto se una gestione diversa del caso avrebbe potuto cambiarne l’esito. «Racconto tutto questo perché sia fatta giustizia. Non ho altri scopi», conclude Sabina. «Di fronte a certe dinamiche, un errore è inaccettabile».
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Fonte principale: CorriereBariLocal