Bari, minacciato e aggredito in corsia: «Picchiato da un medico. Insulti e pugni e io l’ho denunciato»
Aggiornamento delle ore 18:04.
Notizia relativa a Bari, pubblicata il 15/12/2025 13:00.
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È accaduto nel distretto di Bitonto al termine di una discussione legata a vecchi rancori. Lo sfogo di Antonio Ciocia dipendente Asl: «Ora sia allontanato»
Un pugno al volto, una frattura alle ossa nasali e venti giorni di prognosi: è quanto accaduto martedì scorso ad Antonio Ciocia, dipendente amministrativo del distretto socio-sanitario 3 di Bitonto . Ad aggredirlo sarebbe stato non un utente, bensì un medico della stessa struttura, al culmine di una serie di tensioni accumulate negli anni. La vicenda è finita sul tavolo della direzione dell’Asl Bari. «La direzione del distretto ha già chiesto una relazione sulla vicenda alle persone coinvolte. Entro 48 ore, le risultanze saranno comunicate alla direzione strategica che attiverà i due percorsi previsti: da un lato l’audit disposto dalla procedura aziendale per la gestione delle aggressioni agli operatori sanitari, dall’altro il deferimento all’Ufficio procedimenti disciplinari», fanno sapere dall’Asl. Cosa realmente sia accaduto saranno le indagini dell’azienda e delle forze dell’ordine a chiarirlo. Le ferite di Antonio, tuttavia, spiegano in maniera eloquente ciò che non dovrebbe mai accadere.
Ciocia, cosa è accaduto? «Ero appena uscito e mi trovavo nel parcheggio interno. Ho incrociato il medico, che da anni mi rivolge insulti e minacce. Quando gli ho chiesto di smetterla, mi ha colpito con un pugno tra l’occhio, lo zigomo e il naso». C’erano stati segnali che potessero far presagire un’escalation? «Le offese andavano avanti da anni. Ogni incontro era fonte di tensione. Avevo informato l’azienda che lavorare accanto a lui mi faceva paura. Purtroppo non è mai stato preso alcun provvedimento».
Che ferite ha riportato? «Ho una frattura delle ossa nasali e un ematoma importante intorno all’occhio. Il colpo è stato molto forte, sferrato in un momento in cui non c’erano testimoni diretti. Alcuni colleghi hanno, però, sentito le urla dalle finestre».
Da quanto tempo vive questa situazione? «Da circa sette anni. Il medico è fisicamente molto più robusto. Ogni volta che lo incrociavo avevo paura che potesse accadere qualcosa. L’altro giorno è successo ciò che avevo sempre temuto».
Aveva già segnalato formalmente il clima di ostilità? «Sì. Ho comunicato più volte che non mi sentivo al sicuro e che la situazione era diventata insostenibile. Ho sempre lavorato con il timore che potesse degenerare. Ma nonostante le mie segnalazioni, nessun provvedimento è stato adottato».
Qual è l’aspetto che la colpisce di più? «Che un episodio di violenza fisica sia avvenuto tra due dipendenti di una struttura sanitaria. Un luogo che dovrebbe essere il simbolo della cura e della tutela delle persone, non certo teatro di aggressioni. Si fanno campagne contro le aggressioni verso il personale sanitario ma poi succede di essere aggrediti dagli stessi dipendenti».
Come intende procedere ora? «La vicenda avrà un risvolto penale. Inoltre chiederò formalmente l’allontanamento del medico: nelle condizioni attuali non posso rientrare a lavorare serenamente. Mi aspetto che l’azienda riconosca la gravità dell’accaduto e intervenga rapidamente. La sicurezza sul luogo di lavoro deve valere per tutti. Aggressioni tra colleghi non possono essere tollerate in nessun contesto, men che meno in una struttura sanitaria».
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Fonte principale: CorriereBariLocal