Bari, dopo il caso Albanese al Comune l'altolà di FdI sulle onorificenze. «Ora norme certe per le assegnazioni»
Aggiornamento delle ore 22:17.

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 12/12/2025 13:00.
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Le (discusse) chiavi della città ad Albanese inducono i meloniani a proporre un regolamento
La bozza del testo è già pronta ed inizierà il suo giro istituzionale. Tra le varie commissioni prima dell’approdo, ancora da stabilire, in Consiglio comunale per il voto definitivo. Con l’obiettivo di dotare per la prima volta l’amministrazione di un regolamento chiaro che indichi a chi poter conferire questa o quella onorificenza. E soprattutto chi debba essere il soggetto proponente, essendo una materia spesso lasciata, nel recente passato, alla discrezionalità e alle scelte monocratiche del sindaco. Il «caso Francesca Albanese» produce i suoi primi effetti amministrativi al Comune di Bari con il centrodestra, in particolare il gruppo di Fratelli d’Italia, che ha depositato una prima proposta sul regolamento comunale legato al cerimoniale, al conferimento dei riconoscimenti e alle relazioni istituzionali.
L’iniziativa scaturisce dalle accese polemiche sulla consegna delle chiavi della città da parte del sindaco Vito Leccese alla relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati. Relatrice che negli ultimi tempi ha fatto parlare molto di sé per alcune esternazioni e «uscite» poco felici (l’ultima sull’assalto dei pro Pal alla redazione torinese de La Stampa) che hanno convinto alcuni Comuni italiani a frenare o fare marcia indietro sui riconoscimenti che intendevano assegnare a Francesca Albanese per il suo impegno a favore dei territori palestinesi. Ma a Bari le chiavi sono state consegnate durante una cerimonia pubblica ad agosto scorso e ancora oggi, a distanza di quattro mesi, c’è chi ancora ne parla azzardando quasi un «ripensamento».
E così Fratelli d’Italia, che sul «no» a quelle chiavi ne ha fatto una battaglia - «perché la relatrice Onu è una figura divisiva» hanno ripetuto più volte i meloniani baresi - gioca la carta del regolamento. Basta andare al titolo VI della bozza dedicato interamente alle chiavi della città con ben sei articoli. Se al numero 17 si sottolinea che è un «riconoscimento simbolico e solenne, concesso in via eccezionale a personalità che abbiano reso servizi straordinari o che abbiano un legame profondo con Bari», all’articolo 18 ecco i requisiti. « Tale riconoscimento - si legge - non può essere conferito a figure prive di legame, a celebrità occasionali o a soggetti coinvolti in comportamenti incompatibili con il decoro della città».
A seguire ecco gli articoli che stabiliscono i promotori del conferimento: possono essere il sindaco, un assessore o un consigliere comunale, ma la proposta deve essere motivata e portata all’attenzione di due commissioni (Cultura e Trasparenza) e poi al voto finale del Consiglio. Consiglio che può anche stabilire la revoca «per comportamenti sopravvenuti e incompatibili». «È un nostro contributo, aperto a tutte le modifiche e discussioni, con il quale vogliamo dotare il Comune di regole chiare. Bari è tra le poche realtà metropolitane a non essere dotata di un regolamento sul cerimoniale e sulle onorificenze» spiega il capogruppo di FdI, Antonio Ciaula, che ieri mattina ha già illustrato la proposta in commissione Trasparenza e ad alcuni colleghi della maggioranza di centrosinistra. Il testo disciplina anche la cittadinanza onoraria, i gemellaggi e i patti di amicizia, rafforzando molto il ruolo del Consiglio. Con l’aula Dalfino chiamata sempre ad esprimere il proprio voto per il definitivo via libera.
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Fonte principale: CorriereBariLocal