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Aggiornamento - Bari, cerca lavoro in un call center ma viene rifiutata perché la disabilità supera il 75 per cento. Lo sfogo di Mariangela: «Cerco solo una possibilità»

1 dicembre 2025 di
Aggiornamento - Bari, cerca lavoro in un call center ma viene rifiutata perché la disabilità supera il 75 per cento. Lo sfogo di Mariangela: «Cerco solo una possibilità»
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Bari, cerca lavoro in un call center ma viene rifiutata perché la disabilità supera il 75 per cento. Lo sfogo di Mariangela: «Cerco solo una possibilità»

Aggiornamento delle ore 09:46.

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Notizia relativa a Bari, pubblicata il 01/12/2025 13:00.

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La barese 24enne dopo la laurea in Ingegneria biomedica cerca lavoro senza riuscirci. Una pioggia di no a tutte le sue domande

«Oggi condivido qualcosa che sarebbe stato meglio non leggere, e che invece mi è stato detto durante la candidatura per un lavoro in un call center: «Se la disabilità supera il 75 per cento non possiamo assumerla». È la frase che giustifica i tanti no che ha ricevuto Mariangela, barese 24enne che, dopo la laurea in Ingegneria biomedica, cerca lavoro senza riuscirci . Il motivo: la sua disabilità. «Una frase che fa riflettere. Una frase che non ha alcun fondamento nella legge. Una frase che rivela quanto sia ancora diffusa l’ignoranza, e purtroppo la paura, nei confronti delle persone con disabilità. Sono laureata. Da mesi cerco lavoro, con la voglia di mettermi in gioco, crescere e iniziare finalmente la mia vita professionale. Eppure, come categoria protetta, mi sto scontrando con una realtà durissima: aziende che preferiscono evitare, aziende che si spaventano, aziende che addirittura preferiscono pagare penali piuttosto che assumere chi ha reali difficoltà».

Mariangela ha condiviso la sua denuncia sui social, accompagnata dallo screenshot della risposta dell’azienda. E aggiunge: «Quello che vedete nella foto non è un caso isolato. È la realtà quotidiana di tanti di noi. Non cerco favoritismi. Non cerco pietà. Cerco solo ciò che dovrebbe essere normale per tutti: una possibilità . Una valutazione basata sulle competenze, non sulla percentuale di invalidità. Condivido questo per dare voce a un problema che troppo spesso resta nascosto». Mariangela, in sedia a rotelle per una patologia genetica, dopo la laurea triennale, sta per terminare la magistrale in Ingegneria sanitaria. Ma è da mesi che cerca lavoro. L’ennesimo rifiuto che ha ricevuto è arrivato via chat da un’azienda che stava selezionando personale per assistenza clienti e call center. «Mi hanno scritto che non potevano assumermi “per motivi di legge” legati alla mia percentuale di disabilità. È stato il messaggio più assurdo che abbia mai ricevuto – spiega -. Ero innervosita, amareggiata e delusa».

Il tema, però, è più ampio della singola esperienza. «Mi dà fastidio quando sento dire che le aziende devono assumere persone appartenenti alle categorie protette – continua -. Perché, nella stessa categoria, può esserci chi ha un dito amputato e chi, come me, ha una disabilità del 100 per cento, che comporta esigenze particolari. Il problema è questo: quando vedono una “vera” disabilità, scatta il pregiudizio. E noi restiamo indietro». E il futuro? «È difficile immaginarlo con queste premesse. Il mio sogno sarebbe lavorare nella ricerca genetica, o comunque nell’ambito biomedicale. Mi piacerebbe restare in Italia, ma così diventa complicato ». Il confronto con Barcellona, dove ha studiato per un periodo complessivo di due anni, è inevitabile. «Sono andata due volte in Spagna in Erasmus, anche per evadere un po’ dalla nostra realtà. La mentalità è diversa: più aperta, più pratica, più inclusiva. Non è tutto perfetto, ma niente a che vedere con quello che viviamo qui». All’università di Bari, invece, racconta di non aver incontrato ostacoli significativi. «Mi conoscono da cinque anni, mi aiutano quando serve. I problemi veri sono arrivati cercando lavoro». Ed è su questo tema che lancia un appello: «La disabilità spaventa, è vero - conclude -. Ma bisognerebbe imparare a guardare chi c’è dall’altra parte. Ho deciso di non stare più zitta. Se continuano a ignorare questi problemi come hanno fatto finora anche politica e istituzioni, noi continueremo a raccontarli».

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29 novembre 2025 ( modifica il 29 novembre 2025 | 15:33)

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Fonte principale: CorriereBariLocal

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