Bari, trovato impiccato mentre era ai domiciliari: ucciso dal clan perché voleva pentirsi
Aggiornamento delle ore 13:46.

Notizia relativa a Bari, pubblicata il 18/12/2025 13:00.
Un'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dalla polizia nei confronti di quattro persone, presunti mandanti ed esecutori dell'uccisione del pregiudicato barese Nicola Vasienti, 44enne, che fu trovato morto nella sua casa nel quartiere San Paolo di Bari il 16 novembre 2016. Vasienti, che era agli arresti domiciliari, era vicino al clan mafioso Strisciuglio.
Il cadavere di Vasienti fu trovato sul pavimento con evidenti segni di soffocamento dovuti apparentemente all'impiccagione avvenuta con un lenzuolo attaccato a un bastone appendiabiti dell'armadio della camera da letto. Ma la posizione del cadavere, la distanza dall'armadio, non parvero compatibili con il suicidio.
Oltre un anno dopo la procura aprì una indagine per omicidio sulla base di alcuni elementi raccolti dalla squadra mobile. L'abitazione era chiusa dall'interno, ma una finestra era aperta. L'uomo, che sembrava essersi suicidato, in realtà era stato strangolato. Tre degli arrestati sono anche accusati di estorsione, aggravata dal metodo mafioso. L'indagine, condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura Distrettuale antimafia, ha consentito di rivelare che l'uomo era in realtà stato ucciso per ordine del clan Strisciuglio perché aveva deciso di collaborare con la giustizia, come è emerso dal suo telefono dove scriveva "mi sto menando".
Quando il corpo fu scoperto, la scena apparve agli investigatori quella di un suicidio. Tuttavia, da un più attento esame dei luoghi, sono emersi dettagli che hanno indotto gli inquirenti a svolgere ulteriori verifiche. Grazie, quindi, alle intercettazioni e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, è emerso che Vasienti, stanco delle continue vessazioni subite da parte di esponenti del clan Strisciuglio e amareggiato per l'assassinio del suo amico Luigi Luisi - morto il 14 novembre 2016 a causa delle ferite riportate in un agguato mafioso avvenuto il precedente 31 ottobre - aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una collaborazione che avrebbe messo in pericolo il suo clan di riferimento.
In carcere sono finiti su disposizione del gip Francesco Vittorio Rinaldi, Domenico Remini detto âPondinâ (di 28 anni), Gaetano Remini (27), Donato Sardella (29) e Giovanni Tritto (35).
Fonte principale: RepubblicaBariLocal