Aprile (Confindustria)
Aggiornamento delle ore 10:16.
Notizia relativa a Bari, pubblicata il 18/12/2025 13:00.
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Il presidente di Confindustria Bari-Bat aveva lanciato l’appello per la transizione. Le società energetiche investiranno 7 miliardi, ma dopo il via libera agli impianti
«La riconversione di parte dell’industria dell’automotive verso la filiera dell’energia green è una priorità. Ecco perché la disponibilità mostrata da Aero (associazione delle energie rinnovabili offshore, ndr) è da cogliere con favore. La Puglia ha grandi potenzialità e competenze in materia e bisogna agire». Nei giorni scorsi Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari-Bat, aveva lanciato l’idea di «alleviare» le sofferenze del distretto di Modugno (con multinazionali del calibro di Bosch, Magna e Magneti Marelli) dando vita a una filiera di supporto con specializzazioni nell’industria della difesa e nell’energia rinnovabile. E martedì scorso Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero, si è detto disponibile a valutare il percorso sapendo che l’eolico offshore garantisce margini di crescita.
Ma a patto di sbloccare la vertenza delle aste energetiche da assegnare per far partire i progetti (i primi due tra Brindisi e Lecce portano a un investimenti di quasi 7 miliardi e l’assunzione di 7 mila unità lavorative). « Accogliamo con favore la proposta del presidente di Confindustria Bari-Bat - ha detto Mamone Capria - dato che ci sono gli spazi per consentire all’economia locale di partecipare alla realizzazione degli impianti. Ricordo che per ogni euro investito, tramite tariffa in bolletta, c’è una ricaduta sul territorio pari a tre euro. Inoltre, è importate tener presente che sull’eolico offshore, meno impattante rispetto a quello terrestre, c’è già un forte interesse di altri Paesi del Mediterraneo come Francia, Grecia, Turchia. Senza un’accelerazione il rischio è che le risorse vengano dirottate verso altre location estere». «Così per le aziende locali il mare potrà diventare anche una risorsa di tipo industriale - sostiene Aprile - con la difesa dell’ambiente, la creazione di occupazione e di nuove aziende. Tuttavia è necessario tener presente che su tali tecnologie l’ingegneria italiana ed europea è all’avanguardia. Non parliamo dei pannelli fotovoltaici dove la presenza della Cina, in termini di produzione, è almeno del 90 per cento. Nel caso dell’eolico offshore le parti sono invertite». Come andare avanti? «Si parta con il confronto - prosegue Aprile - e con il coinvolgimenti del territorio. C’è partenariato esteso Nest (network for energy sustainable transition) promosso dal Politecnico di Bari che ha costituito nel 2022 una fondazione di partecipazione. È un soggetto attuatore del progetto e di coordinamento dei partners e degli spoke. Inoltre, nella regione già operano numerose realtà imprenditoriali da mettere in rete. Infine, la questione burocratica resta fondamentale: anche per l’onshore ci segnalano ritardi autorizzativi fino a 24 mesi. Così fare programmazione è proibitivo».
Sulla stessa linea l’analisi di Riccardo Falcetta, segretario generale della Uilm di Puglia. «La riconversione - chiarisce Falcetta - è un’occasione per dare risposte ai lavoratori coinvolti da una transizione che, nel comparto dell’automotive, ha portato solamente guai. L’industria della difesa? Occorre chiarire la portata, ma le occasioni non possono essere perse. Anche sulle energie rinnovabili non siamo in grado di rifiutare. Anzi, l’indotto è già pronto». Sul settore è arrivata una novità tanto attesa: la Commissione Ue ha riscritto il regolamento sulle emissioni chiedendo alle case automobilistiche di ridurre, dal 2035, la produzione di Co2 allo scarico del 90% (rispetto al 2021) e non più del 100%. Questo significa che si lascia spazio, anche dopo il 2035, alla commercializzazione di veicoli con motori termici, ibridi plug-in e con range extender. «È la conferma che la scelta scellerata di fermare l’endotermico - conclude Falcetta - non era sostenibile. Ora speriamo che i consumatori vengano lasciati liberi di acquistare auto con la tecnologica preferita. Sempre riducendo le emissioni. Per Bari? Ci auguriamo che la produzione possa risalire in modo da dare certezze e pianificare il cambiamento».
Infine, anche nell’ambito siderurgico ci potrebbero essere spazi di riconversione. Soprattutto per eccedenze degli organici dell’ex Ilva di Taranto. A disposizione ci sono i due progetti presentati dal gruppo Nadara. Ovvero l’impianto eolico offshore galleggiante «Kailia», al largo della costa di Brindisi, e quello «Odra», al largo della costa meridionale della provincia di Lecce. La realizzazione dei parchi vedrà il coinvolgimento del porto di Taranto in cui verranno assemblate le pale eoliche e realizzati i galleggianti. «Appena ottenute le autorizzazioni - ha sostenuto Ksenia Balanda, direttrice generale eolico offshore Italia di Nadara - potrebbero essere coinvolti centinaia di lavoratori dell’ex Ilva da formare con percorsi specifici».
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18 dicembre 2025 ( modifica il 18 dicembre 2025 | 08:24)
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Fonte principale: CorriereBariLocal